Milano, 26 gennaio 2026 – Ospite della nuova puntata del BSMT di Gianluca Gazzoli, l’attrice Miriam Leone ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera, dalla vittoria a Miss Italia nel 2008 fino al successo nel cinema d’autore. L’attrice racconta la coraggiosa scelta di abbandonare la conduzione televisiva per dedicarsi alla recitazione, superando i pregiudizi iniziali del settore. Un ampio spazio è dedicato al film “L’amore non si dice” di Gabriele Muccino, dove l’attrice analizza la complessità emotiva dei personaggi e le sfide professionali vissute sul set. La conversazione tocca temi personali come la maternità, il legame profondo con la propria terra d’origine e la creazione della sua linea di skincare. Miriam Leone descrive inoltre il suo metodo di studio, basato sull’osservazione della realtà e su una costante ricerca di autenticità espressiva.
Miriam Leone, la vittoria a Miss Italia
Nell’intensa chiacchierata, Miriam Leone si racconta con una sincerità che va oltre l’immagine pubblica, partendo dal suggestivo ingresso nel “sottoscala” del podcast dove l’incontro fortuito con la signora Maria, una vicina di casa, diventa metafora di un affetto popolare che l’accompagna sin dagli esordi. Il fulcro della sua trasformazione avviene tra il 13 e il 14 settembre del 2008, quando la vittoria a Miss Italia cambia la sua vita in un solo istante, proiettandola dal divano di casa alla sedia del TG1. Tuttavia, lungi dall’essere solo un concorso di bellezza, quell’esperienza rappresentò per lei un vero “servizio militare sui tacchi”, fatto di sveglie alle due del mattino e una disciplina ferrea. In quell’occasione ebbe la fortuna di studiare con Ann Strasberg, assorbendo i precetti dell’Actor Studio e vincendo la fascia di Miss Cinema, un segnale precoce della sua vera vocazione.

Il coraggio di compiere scelte radicali
Un tema cruciale trattato nell’intervista è il coraggio di compiere scelte radicali, descritte come veri e propri momenti “sliding doors“. Miriam Leone ricorda con orgoglio il momento in cui disse al suo agente di voler lasciare la televisione, rifiutando la conduzione di Domenica In a soli 24 anni per inseguire il sogno del cinema.
Nonostante il pregiudizio che spesso accompagna chi proviene dai concorsi di bellezza, l’attrice dichiara di aver usato tale diffidenza come “benzina” per dimostrare il proprio valore, preferendo concentrarsi su chi credeva in lei piuttosto che sulle critiche. La sua ascesa professionale trova una conferma definitiva con la serie 1992, un ruolo complesso e oscuro che le ha permesso di esplorare nuove profondità recitative e di ottenere il riconoscimento internazionale alla Berlinale.
La collaborazione con Gabriele Muccino
L’intervista dedica ampio spazio alla collaborazione con Gabriele Muccino per il film Le cose non dette. Miriam Leone descrive Muccino come un “maestro delle emozioni“, capace di creare un’unione quasi simbiotica nel cast durante le riprese in trasferta a Tangeri. Il film affronta il tema del “non detto” all’interno delle coppie, una presenza ingombrante che l’attrice paragona a un “elefante nella stanza“. Il suo personaggio è una donna che non vede la crisi che la circonda, un’esperienza che l’attrice ammette di aver vissuto anche nella realtà, sottolineando come il cinema aiuti a “normalizzare” e decodificare emozioni umane complesse che altrimenti ci farebbero solo male.
Miriam Leone e il rapporto con Stefano Accorsi
Un altro pilastro del racconto è il rapporto con Stefano Accorsi, compagno di set sin dal 2013, con cui condivide non solo una profonda amicizia e una sfida professionale continua, ma anche lo stesso “coach” per la preparazione fisica.
Miriam Leone riflette sulla tecnicità del mestiere dell’attore, svelando che la recitazione risiede quasi interamente nella respirazione, fondamentale per gestire scene pericolose o momenti di nudo sul set. Proprio riguardo alle scene erotiche, l’attrice ammette che, nonostante l’imbarazzo e la mancanza di erotismo reale durante le riprese, l’esperienza in 1992 le ha insegnato a gestire l’ansia e a comprendere la natura profondamente tecnica di quei momenti.
L’evento della maternità
La maternità emerge come l’evento che ha scombussolato le sue priorità, rendendo il lavoro meno una questione di “vita o di morte” e permettendole di accettare l’idea del fallimento professionale, poiché il campo dove non può fallire è ora quello di madre di Orlando.
Racconta con emozione di aver scoperto di essere incinta proprio sul set della serie su Oriana Fallaci, vivendo il paradosso di dover interpretare scene di perdita di un figlio mentre proteggeva la sua “presenza infinitesimale” nella realtà. Questo legame con il figlio ha influenzato anche le sue scelte lavorative attuali, portandola a selezionare i progetti con estrema cura per essere presente nei suoi primi anni di vita.
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Il rapporto con le origini, la Sicilia
Infine, l’intervista celebra il legame viscerale con la Sicilia e l’Etna, descritta come una presenza materna e incombente che insegna a godersi la vita data l’impossibilità di controllare tutto. Il vulcano ha avuto un ruolo magico anche nella sua vita privata: è stato a causa di un’eruzione che chiuse l’aeroporto di Catania che Miriam e suo marito Paolo si ritrovarono sullo stesso volo per Roma, iniziando una storia d’amore vissuta inizialmente con estrema riservatezza.
Questa connessione con la terra lavica ha ispirato anche il suo marchio di skincare, Lavica, nato dal desiderio di condividere un approccio olistico al benessere maturato dopo anni di stress che avevano danneggiato la sua pelle. Il racconto si chiude con l’iconica esperienza nei panni di Eva Kant, un personaggio che sembra esserle rimasto addosso al punto da averle permesso, una notte in hotel, di aprire una porta bloccata usando solo delle forcine per capelli, proprio come la celebre ladra dei fumetti.






