Matilda De Angelis è tornata ospite di Alessandro Cattelan nel podcast Supernova per una conversazione intima e senza filtri che ha attraversato i trionfi della sua carriera e i ricordi più divertenti della sua educazione. Protagonista indiscussa della serialità internazionale grazie a Netflix, l’attrice bolognese ha condiviso il suo approccio al mestiere e il legame profondo con i personaggi che interpreta. Durante l’intervista, Matilda De Angelis ha mostrato la sua poliedricità, passando con disinvoltura dal racconto della sua ansia per il debutto globale di Lidia Poët ad aneddoti esilaranti sulla sua famiglia “anti-mainstream”.
Lidia Poët e il successo internazionale: Matilda De Angelis si confessa
Il successo globale de La legge di Lidia Poët ha portato il volto di Matilda De Angelis in oltre 190 Paesi, un’esperienza che l’attrice ha vissuto inizialmente con una certa trepidazione. “Se faccio ca*are in un paese è diverso, faccio ca*are in 560 miliardi di paesi”, ha ironizzato parlando dell’ansia da prestazione legata alla distribuzione mondiale di Netflix. Oltre i numeri, per l’attrice è fondamentale il legame emotivo con la prima avvocatessa d’Italia, una figura che la commuove profondamente. “A me commuove lei, la figura. Da morire”, ha dichiarato, sottolineando quanto sia stato importante per lei studiare i documenti storici e la tesi di laurea originale della Poët.
Nonostante la fama internazionale, Matilda De Angelis mantiene un approccio critico e meticoloso verso il suo lavoro, definendosi una vera “secchiona” nella preparazione dei ruoli. L’attrice dedica mesi allo studio di accenti e lingue, cercando di creare mondi complessi e vivi, anche se preferisce l’istinto alla tecnica pura sul set. Ha inoltre espresso le sue riserve sul doppiaggio, spiegando che “non c’è l’atto di vita, non c’è l’atto scenico”, preferendo di gran lunga l’integrità dell’interpretazione originale. Oggi, forte di una carriera solida, gode del lusso di poter scegliere i propri progetti: “È il momento in cui tu sei padrona della tua vita perché la smetti di dover essere scelta e inizi a scegliere”.
Dall’educazione “anti-mainstream” al papà hater dei suoi hater
Un capitolo esilarante dell’intervista ha riguardato l’infanzia di Matilda De Angelis, cresciuta in una famiglia che considerava Italia 1 “il canale del demonio”. I suoi genitori, infatti, erano fortemente contrari alla cultura di massa e le imponevano visioni di nicchia o film d’autore, spesso disturbanti, invece dei classici Disney. Questa educazione rigorosa ha contribuito a una fase adolescenziale ribelle che l’attrice definisce scherzosamente il suo periodo “Satana” o “Evil Matilda”. “Sembrava che t’avessero sostituita. Aiuto, fatto l’esorcismo”, ha raccontato ricordando quel periodo di rabbia e frustrazione.
In questo contesto è emersa la figura singolare del padre, che per difendere la figlia dagli hater online aveva creato un profilo fake chiamato “Massimo della Pena”. “Lui grande nerd, con cui insultava o Adinolfi tendenzialmente e poi la gente che mi insultava”, ha rivelato Matilda De Angelis, aggiungendo che l’uomo era stato bannato diverse volte dai social per la sua foga difensiva. Nonostante la severità del passato, l’attrice riconosce che l’arte è stata la sua salvezza: “La musica e poi la recitazione sono state salvifiche per me, ho capito che potevo incanalare qualunque tipo di sentimento nell’atto creativo invece che nell’atto distruttivo”.






