New York, 22 gennaio 2026 – Con l’uscita nelle sale italiane di Marty Supreme, il regista Josh Safdie si conferma come uno degli autori più innovativi del cinema contemporaneo. Dopo la separazione artistica dal fratello Benny, con cui aveva firmato capolavori come Good Time e Diamanti grezzi, Josh ha diretto questo biopic sportivo dallo stile unico, che racconta la vita del pongista Marty Mauser, interpretato da un intenso Timothée Chalamet.

Un film che va oltre lo sport
Ambientato nella New York del 1952, Marty Supreme segue le vicende di Marty Mauser, commesso in un negozio di scarpe e giocatore di ping pong con un’ambizione sfrenata: diventare campione mondiale e portare il tennis da tavolo sotto i riflettori negli Stati Uniti. Ma il film, pur presentando spettacolari scene di torneo, non è una semplice storia sportiva. Al centro c’è la lotta disperata di un uomo contro le regole spietate del capitalismo americano degli anni Cinquanta, un’epoca mitizzata per le sue opportunità ma dominata da ostacoli economici insormontabili.
Marty, con la sua energia quasi frenetica, incarna un soggetto che si batte contro il potere del denaro, cercando di scalare la gerarchia sociale partendo da umili origini. La pellicola mette in luce come il sistema economico non sia un veicolo di ascesa, ma spesso una barriera che ostacola il sogno americano, tema che Josh Safdie esplora con grande intensità narrativa e visiva.
Timothée Chalamet, il cuore pulsante del film
La performance di Timothée Chalamet è stata unanimemente elogiata dalla critica mondiale e dalla stampa italiana. L’attore franco-americano non solo interpreta Marty Mauser con una mimica corporea e vocale che sembra fondersi con il personaggio, ma ha anche eseguito personalmente molte delle complesse scene di ping pong dopo mesi di allenamento con ex campioni. La sua camminata molleggiata e lo swag innato trasmettono l’idea di un uomo che, pur travolto dagli eventi, è il vero motore della sua folle ascesa.
Chalamet regge il film per tutta la sua durata di 150 minuti, incarnando un eroe imperfetto, spesso moralmente ambiguo, che però incarna il diritto universale al sogno di riscatto e miglioramento personale.
Un’opera densa e stratificata
Marty Supreme è caratterizzato da una trama complessa e ricca di intrecci: dalla relazione con un’attrice decaduta e una fidanzata incinta, alle truffe, ai flashback sull’Olocausto, fino a un curioso spunto di vampirismo. Questo caleidoscopio di eventi è sorretto da una colonna sonora elettronica di Oneohtrix Point Never e dalla fotografia in 35 mm di Darius Khondji, che dona al film un’estetica intensa e avvolgente.
Il film ha già ottenuto un grande successo internazionale, con incassi superiori a 96 milioni di dollari e un indice di gradimento critico altissimo (93% su Rotten Tomatoes). Ha inoltre conquistato ai Golden Globe 2026 il premio per il miglior attore in un film commedia o musicale a Chalamet, oltre a diverse nomination per miglior film e sceneggiatura.
Josh Safdie, al suo primo lungometraggio da regista solista dopo la separazione dal fratello Benny, conferma così di saper raccontare con originalità e forza uno spaccato di America attraverso la figura di un anti-eroe, il cui sogno di gloria e riscatto personale si scontra con un sistema che sembra volerlo schiacciare. La sua narrazione ipercinetica e stratificata si affianca a quella di Benny, che con The Smashing Machine ha affrontato un tema simile, ma con un taglio completamente diverso, dimostrando la ricchezza creativa della coppia anche nel loro percorso individuale.






