Roma, 27 dicembre 2025 – In Quo vado? Lino Banfi interpretava il senatore Binetto, un politico influente che aiutava Checco Zalone a difendere il suo agognato posto fisso attraverso una rete di favori, sistemando prima il padre e poi lo stesso Checco. Una figura di riferimento che incarnava alla perfezione le dinamiche e i privilegi del lavoro a tempo indeterminato, riassunti in una battuta diventata celebre: “Il posto fisso non si lascia”. Oggi Banfi torna a parlare di Zalone in occasione del grande successo al botteghino di Buen Camino, uscito il 25 dicembre e capace di ottenere incassi record nonostante le numerose recensioni negative.
Checco Zalone, i motivi del successo secondo Lino Banfi
Secondo Lino Banfi, il motivo del successo è duplice: da un lato un’uscita preparata con grande attenzione, dall’altro la credibilità di Checco Zalone presso il pubblico, che sa di non andare al cinema per vedere “una fregatura”. Un successo che, a suo avviso, è meritato anche per un motivo personale: Zalone ha sempre riconosciuto il ruolo di Banfi come apripista della comicità pugliese, in una terra che non aveva una tradizione teatrale paragonabile a quella siciliana o napoletana. Banfi rivendica con orgoglio di essere stato tra i primi a portare questa “pugliesità” sullo schermo e si dice felice per Zalone, augurandogli di superare i cento milioni di incassi.
Il forte legame con il pubblico, però, convive con una certa diffidenza da parte della critica. Per Banfi, questo accade perché una parte degli spettatori oggi ha voglia di andare controcorrente e di non lasciarsi influenzare dai giudizi negativi. Chi ama Zalone rivendica il diritto di divertirsi senza curarsi dei critici. Tuttavia, Banfi riconosce che Zalone possa rimanerci male e ritiene che non sia giusto: il comico pugliese va controcorrente, utilizza battute che oggi non sono più di moda e, in un’epoca in cui bisogna stare attenti a tutto, sceglie consapevolmente di fregarsene. E ha tutte le ragioni per farlo, dal momento che il pubblico continua a seguirlo.

Il politicamente scorretto
Quanto al politicamente scorretto, Lino Banfi chiarisce che non è indispensabile per far ridere. Porta come esempio Oi vita mia di Pio e Amedeo, film in cui ha partecipato con un ruolo molto drammatico e che ha ricevuto ottime critiche. A suo avviso, in quel lavoro c’è stato un ritorno a un registro più misurato, lontano dalle provocazioni estreme del passato, e i risultati al botteghino lo dimostrano. Anche in questo caso, Banfi sottolinea con orgoglio la comune origine pugliese, celebrando quella che definisce la “co-regionalità” e il “pugliesismo”.
Checco e Lino, due geni della comicità
Ripensando a Quo vado?, il maggiore incasso nella carriera di Checco Zalone, Lino Banfi ricorda con piacere quell’esperienza. Inizialmente non voleva fare una semplice comparsata, avendo alle spalle più di cento film, ma Zalone e Gennaro Nunziante insistettero: per il ruolo del senatore del posto fisso, dissero, era l’unico possibile. Col senno di poi, Banfi riconosce che avevano ragione, ricordando anche un articolo di Walter Veltroni che lodava la scelta del casting. Sul set il clima era sereno e il rapporto umano ottimo.
In comune, racconta Banfi, lui e Zalone hanno poco, se non l’origine pugliese e le specialità gastronomiche che ogni anno Zalone gli manda da Gravina di Puglia. Un legame semplice, fatto di stima e affetto reciproco.

Il peso della critica
Anche Lino Banfi, del resto, ha conosciuto a lungo il giudizio severo della critica. Il genere che ha praticato per anni non era considerato “premiabile” e su di lui hanno pesato etichette e pregiudizi, anche legati all’aspetto fisico. Col tempo, però, le cose sono cambiate: film un tempo definiti “sporcarelli” sono diventati cult e molti critici si sono ricreduti. Banfi rivendica di aver sempre cercato di stare al passo con i tempi, evolvendosi senza mai esagerare, perché – ribadisce – la misura è fondamentale.
A chi sostiene che oggi Checco Zalone sia diventato più buonista, Banfi risponde che cambiare direzione è difficile per un comico, ma possibile. L’importante è farlo gradualmente, senza strappi improvvisi. È il percorso che lui stesso ha seguito, passando passo dopo passo a ruoli sempre più credibili anche in ambiti drammatici, attingendo a esperienze personali forti, ma sempre con equilibrio.
Il primo incontro con il talento di Zalone avvenne in televisione, su TeleNorba, quando lavorava in coppia con un altro ragazzo. Banfi rimase colpito subito dai tempi comici e predisse il successo. Zalone, poi, ha trovato in Gennaro Nunziante un regista sulla sua stessa lunghezza d’onda, una sintonia che, secondo Banfi, è decisiva perché accadano le cose giuste.
L’augurio finale è semplice: continuare così. Se ogni film incassa, indipendentemente da produttori, registi o luoghi di lavorazione, significa che il pubblico lo riconosce e lo apprezza per quello che è. Per questo Banfi consiglia di prendersi il tempo necessario per scrivere, senza fretta, come si faceva un tempo anche per serie di successo. Le cose migliori, conclude, nascono quando sono pensate con calma, ponderate e molto attese.




