Milano, 5 gennaio 2026 – Ospite di un’inedita video puntata del podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, il cantautore Luciano Ligabue si racconta attraverso una conversazione intima che esplora la sua lunga carriera musicale e il suo profondo legame con il palcoscenico. L’artista descrive i concerti come una vera armatura emotiva, capace di trasformare la sua naturale timidezza in una forza sicura e comunicativa. Durante l’intervista, vengono rievocati momenti iconici come la genesi dell’album “Buon compleanno Elvis” e la sua breve crisi professionale che quasi lo portò al ritiro.
Ligabue riflette inoltre sull’evoluzione del panorama musicale attuale, confrontando la velocità dei consumi odierni con la durabilità dei successi passati. Il dialogo tocca anche passioni personali, come il cinema e lo sport, evidenziando il valore della coerenza artistica e dell’amicizia. L’incontro si conclude con emozionanti versioni acustiche di brani celebri, celebrando il potere catartico della musica dal vivo.
Ligabue, il palco come armatura e la sicurezza dell’artista
Uno dei temi centrali trattati è la percezione che Ligabue ha del palcoscenico. L’artista descrive il palco come un luogo dove acquisisce una sicurezza superiore rispetto a quella che prova nella vita di tutti i giorni, definendolo quasi come un’armatura. Lassù, Ligabue si sente protetto e pienamente certo di ciò che canta e dice. Questa energia è alimentata da uno scambio continuo con il pubblico; il cantante ammette di nutrirsi dell’energia dei fan, osservando le loro espressioni trasfigurate e il modo in cui vivono il concerto come un contesto unico in cui è permesso urlare, commuoversi e abbracciare sconosciuti.

La gestione del successo e la crisi del ritiro
Nonostante il successo travolgente, Ligabue ha rivelato di aver attraversato un momento di crisi profonda alla fine degli anni ’90. La pressione mediatica, la presenza dei paparazzi a Correggio e la difficoltà di gestire la propria immagine pubblica lo portarono a sentirsi come un “elefante in una cristalleria“. Questa paranoia lo spinse a comunicare al suo gruppo la volontà di ritirarsi dalle scene. Tuttavia, l’impossibilità di rinunciare ai concerti fu la molla che gli permise di superare quel periodo e andare avanti.
Questo senso di colpa per il successo ottenuto è stato poi canalizzato in canzoni iconiche come Una vita da mediano. In questo brano, Ligabue esprimeva il bisogno di scusarsi per il proprio successo, identificandosi in una figura che lavora duramente per la squadra senza necessariamente finire sotto i riflettori, una metafora della resilienza e dell’impegno etico.
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Il significato di “Buon compleanno Elvis” e il concetto di successo
Ligabue ha dedicato ampio spazio alla celebrazione dei trent’anni dell’album Buon compleanno Elvis, che segnò il suo passaggio verso una popolarità di massa. Il titolo dell’album è un augurio sentito a una figura che Ligabue ammira profondamente, ma che rappresenta anche un monito sui pericoli del successo. Citando la morte di Elvis Presley, avvenuta in modo tragico e solitario a soli 42 anni, Ligabue riflette su come il successo, se non gestito, possa portare a isolamento e noia. Da quell’album è nata anche Leggero, una canzone che funge da promemoria personale sulla necessità di vivere il proprio mestiere con minor peso sul cuore.
Cinema e narrazione: da “Radiofreccia” ai libri
L’intervista ha toccato anche l’attività cinematografica di Ligabue, in particolare la genesi di Radiofreccia. Il film nacque dall’incontro con il produttore Domenico Procacci, che vide nei racconti di Ligabue il potenziale per una storia sulla provincia italiana. Ligabue ha ricordato con affetto la scelta di Stefano Accorsi per il ruolo di Freccia, nonostante all’epoca fosse noto principalmente per una pubblicità di gelati.
Per l’artista, scrivere e dirigere film è un’esigenza che nasce solo quando ha qualcosa di urgente da dire, un impegno talmente gravoso da richiedere spesso pause prolungate dai concerti. Recentemente, la scrittura della sua autobiografia sembra aver “chiuso” temporaneamente il canale della narrativa di finzione, lasciandolo concentrato esclusivamente sulla musica.

Sport, solitudine e competizione
Grande appassionato di sport, Ligabue ha analizzato le analogie tra il mondo della musica e quello dell’atletica. Ha citato la solitudine del tennista, personificata oggi da Jannik Sinner, sottolineando come l’atleta debba combattere non solo contro l’avversario ma soprattutto contro se stesso e i propri errori. Al contrario, Ligabue vede i propri concerti come l’opposto della competizione: per lui sono una festa in cui non cerca la perfezione tecnica, ma la condivisione emotiva. Non mancano aneddoti calcistici, come la sua fede interista che lo ha portato a esultare (con moderazione) persino nel bel mezzo della curva del Bayern Monaco.
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L’evoluzione personale e il tempo che passa
Infine, Ligabue ha affrontato con ironia il tema dell’invecchiamento e dell’immagine pubblica. Ha raccontato di aver inizialmente faticato ad accettare i capelli grigi, ricorrendo alla tinta, per poi decidere di tagliarli drasticamente e accettare la propria evoluzione naturale. Oggi vive la popolarità con molta più leggerezza rispetto al passato, vedendo nelle richieste di foto e autografi dei segnali di affetto piuttosto che intrusioni nella vita privata.
In conclusione, l’intervista restituisce l’immagine di un artista che, pur avendo raggiunto traguardi straordinari, continua a cercare quel senso di “leggerezza” e onestà intellettuale che lo ha guidato fin dai tempi dei suoi primi sogni di rock and roll a Correggio.






