Dopo la tempesta perfetta, mediatica e al botteghino, scatenata da Buen Camino di Checco Zalone, il cinema italiano si prepara ad affrontare il 2026 con un misto di cautela e rinnovata fiducia. Il 2025 ha infatti confermato una ritrovata solidità del settore: circa 496 milioni di euro di incassi complessivi e 68 milioni di biglietti venduti, numeri in linea con il 2023 e il 2024. Ancora più significativo il risultato del cinema di produzione italiana che, incluse le coproduzioni, ha superato i 160 milioni di euro d’incasso, con oltre 22,5 milioni di presenze e una quota del 33% sul totale. A trainare l’anno sono stati proprio i titoli nazionali: Buen Camino (oltre 41 milioni di euro ad oggi), Follemente e Diamanti. Al netto del “fenomeno Zalone”, il 2026 si annuncia come l’anno del ritorno in campo dei grandi autori, chiamati a consolidare questa fragile ma concreta ripresa.

L’apertura d’autore del cinema italiano nel 2026, tra politica e sentimenti
Ad aprire ufficialmente la stagione, il 15 gennaio, sarà La grazia di Paolo Sorrentino, già passato per il concorso di Venezia. Un film sospeso tra commedia e malinconia, che affronta il tema dell’eutanasia attraverso la figura di un immaginario Presidente della Repubblica italiana, interpretato da un Toni Servillo in stato di grazia, premiato con la Coppa Volpi. Vedovo, cattolico, sempre vestito di grigio, il capo dello Stato si interroga su una domanda tanto simbolica quanto lacerante: a chi concedere la grazia? Pochi giorni dopo, il 29 gennaio, spazio a un tono più leggero con Le cose non dette di Gabriele Muccino. Tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, il film racconta tra Roma e Marocco una crisi di coppia fatta di tradimenti, scelte genitoriali e segreti, nel più classico stile del regista de L’ultimo bacio. Un cast corale guidato da Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Miriam Leone e Claudio Santamaria promette un forte richiamo di pubblico.
Ombre, desideri e scandali del passato
Tra i titoli più audaci spicca Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, già presentato alla Festa del Cinema di Roma. Ambientato negli anni Sessanta, il film esplora temi di voyeurismo, potere e trasgressione, ispirandosi liberamente al celebre delitto Casati Stampa, uno dei casi di cronaca nera più scandalosi del dopoguerra. Protagonisti una intensa Jasmine Trinca e un Filippo Timi magnetico e disturbante. Cambia atmosfera ma resta alta la tensione emotiva in Un anno di scuola di Laura Samani, in uscita il 9 aprile. Ambientato a Trieste nel 2007, il film segue Fred, diciottenne svedese che si ritrova unica ragazza in una classe di soli maschi: un racconto di formazione che mette alla prova amicizie e identità, già apprezzato a Venezia nella sezione Orizzonti.
Le fragilità umane al centro del racconto
La lente d’ingrandimento sulle debolezze quotidiane è invece la cifra di Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, tratto dall’omonimo romanzo del 2023. Un cast ricchissimo – da Emanuela Fanelli a Vittoria Puccini, da Edoardo Pesce a Claudio Santamaria – dà corpo a una storia corale in cui una curiosità illecita innesca un effetto domino di segreti e conflitti. Attesissimo anche Succederà questa notte di Nanni Moretti, possibile candidato per Cannes. Poco si sa della trama, se non che si tratta di una commedia romantica tratta da un racconto di Eshkol Nevo, autore già adattato dal regista in Tre piani. Jasmine Trinca e Louis Garrel guidano il cast, mentre il teaser con Moretti che canta Achille Lauro è già diventato virale.
Il cinema italiano nel 2026: memoria, avventura e grandi maestri
Il 2026 sarà anche l’anno del cinema biografico e della memoria. In Bianco di Daniele Vicari, Alessandro Borghi veste i panni di Walter Bonatti, leggendario alpinista protagonista della tragica spedizione del Freney del 1961. Girato tra Valle d’Aosta e Alto Adige, il film promette spettacolo e rigore storico. Restano avvolti dal mistero Scherzetto di Mario Martone, con Toni Servillo, e Nel tepore del ballo di Pupi Avati, parabola umana di un conduttore televisivo di successo interpretato da Massimo Ghini. Chiude idealmente il quadro Nessun dolore di Gianni Amelio, storia di un uomo qualunque la cui vita viene sconvolta da un evento tragico. Un mosaico di autori e visioni che fa guardare al 2026 come a un anno decisivo per il cinema italiano, chiamato a trasformare la speranza in continuità.






