Sanremo, 27 febbraio 2026 – Due anni fa, in occasione del suo sessantesimo compleanno, Cristina D’Avena aveva ridimensionato l’importanza di torta e candeline. In una lunga intervista al Corriere della Sera si era definita “senza età”: “Sono come un personaggio dei cartoni animati di cui canto le sigle. Quanti anni ha Memole?“. Una domanda che riassume perfettamente il suo percorso: una carriera lunghissima che sembra sospesa nel tempo, proprio come i protagonisti delle storie a cui ha prestato la voce.
Dietro quel numero anagrafico che lei stessa tende a scartare, c’è infatti un cammino artistico iniziato prestissimo e diventato parte integrante dell’immaginario collettivo di più generazioni cresciute davanti ai programmi per bambini del pomeriggio. E stasera la vedremo esibirsi con Le Bambole di pezza in gara al Festival di Sanremo nella serata cover mentre canteranno Occhi di Gatto.
L’inizio a tre anni e il legame con lo Zecchino d’Oro
La carriera di Cristina D’Avena comincia a soli tre anni con Il valzer del moscerino, brano presentato alla sua prima partecipazione allo Zecchino d’Oro. Con il Festival Internazionale della Canzone del Bambino nasce un legame destinato a durare nel tempo.
Nel 2007 la cantante bolognese pubblica l’album 44 gatti e tante altre, in cui reinterpreta alcuni grandi successi dello Zecchino d’Oro come Volevo un gatto nero, Le tagliatelle di Nonna Pina e Il coccodrillo come fa. Il disco ottiene un ottimo riscontro e trova una seconda vita sul web, dove molti brani diventano video molto popolari su YouTube, ascoltati oggi anche dai figli di chi è cresciuto con le sue canzoni.
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Gli anni Ottanta e il dominio televisivo
La vera consacrazione arriva negli anni Ottanta, con l’abbraccio definitivo alla televisione. Prima ancora della nascita di Mediaset, è Fininvest a diffondere le sue canzoni in tv, sui 45 giri e nelle audiocassette Five Record. Il titolo di quelle raccolte, Fivelandia, suonava come una promessa per i bambini dell’epoca.
Da Mila e Shiro a Lady Oscar, da I Puffi a Pollon, passando per Denver, Holly e Benji e Piccoli problemi di cuore, D’Avena diventa la voce inconfondibile delle sigle animate. Il suo timbro — con quei “singhiozzini” diventati cifra stilistica — si fonde completamente con il prodotto televisivo, in un dominio musicale assoluto nell’intrattenimento per bambini e ragazzi. Un primato mai realmente insidiato.
Cristina D’Avena, la rivalutazione anni ’90 e il riposizionamento pop
Negli anni Novanta prende forma una rivalutazione della sua figura in chiave leggendaria, in un clima culturale segnato da un diffuso atteggiamento ironico. Cristina D’Avena accompagna questo processo con naturalezza, raccontando sempre il proprio percorso con misura, senza eccessi.
Professionista attenta, intercetta il riposizionamento pop prima di molti altri: gioca con l’ironia insieme ai Gem Boy e accetta senza timori il proprio status di icona gay. Nel suo percorso si ricordano poche cadute di stile — fatta eccezione per il controverso caso delle “fettine panate” — e la sua voce continua a essere presente quotidianamente nella televisione italiana sin dai primi anni Ottanta, almeno una volta al giorno, per 365 giorni l’anno.
Consapevolezza, duetti e Sanremo 2026
Nel 2022, presentando la raccolta 40 – Il sogno continua, D’Avena ha ammesso che avrebbe difficoltà a riciclarsi come interprete di un repertorio diverso dalle sigle dei cartoni animati. Una dichiarazione che racconta consapevolezza più che limite: la sua è stata una carriera solida, costruita seguendo binari chiari, senza deviazioni rischiose, fedele a ciò che sa fare e che il pubblico si aspetta da lei.
Perfettamente coerente, quindi, la partecipazione al Festival di Sanremo 2026 insieme a Le Bambole di Pezza, con cui porterà sul palco Occhi di gatto, una delle sue hit più amate.
Intanto i suoi concerti continuano a richiamare migliaia di persone. Con l’album Duets Forever – Tutti cantano Cristina, ha coinvolto quaranta artisti — da Annalisa a Loredana Bertè, da Patty Pravo a Elisa fino ai The Kolors — tutti entusiasti e spesso emozionati all’idea di duettare con lei.
Alla domanda su chi l’avesse sorpresa di più, D’Avena ha indicato Loredana Bertè: “Era davvero felice di cantare la sigla di Occhi di gatto. Mi ha ringraziata dicendomi che le avevo regalato un pezzo di infanzia“.






