Ospite nella nuova puntata del BSMT di Gianluca Gazzoli, il rapper Clementino ripercorre la sua carriera tra musica, teatro e TV. Racconta il superamento delle dipendenze grazie alla meditazione, il legame con Pino Daniele e l’orgoglio per le radici a Napoli, tra freestyle e recitazione.
Clementino e la sua “Quarta Vita”: dalle radici di Nola York alla rinascita tra musica, TV e spiritualità
In una lunga e intensa chiacchierata Clementino — all’anagrafe Clemente Maccaro — si è messo a nudo, raccontando le tappe di una carriera che sembra uscita da un romanzo d’avventura. Dalle battaglie di freestyle nei villaggi turistici alle luci del palco di Sanremo, passando per il baratro delle dipendenze e la risalita verso una nuova consapevolezza, l’artista nolano si definisce oggi un “rapper showman” pronto a prendersi tutto ciò che la vita gli deve.

Le radici a “Nola York” e l’eredità del teatro
Tutto ha inizio a Nola, che Clementino ha ribattezzato affettuosamente nelle sue canzoni “Nola York”, un centro nevralgico della Campania da cui ha assorbito l’energia della provincia. Cresciuto in una famiglia legata a doppio filo con il teatro — i genitori gestiscono la compagnia “Il Dialogo” — il giovane Clemente ha passato l’infanzia tra le quinte, imparando copioni a memoria. Questa formazione teatrale, culminata con una laurea all’Università dello Spettacolo di Napoli, è stata la base per la sua straordinaria presenza scenica.
Prima di scalare le classifiche, Clementino ha trascorso dieci anni come animatore nei villaggi turistici. È qui che ha affinato l’arte della comunicazione e il freestyle, esibendosi la sera dopo gli spettacoli di cabaret. Per lui, l’animazione non è stata solo un lavoro, ma una scuola di vita che gli ha insegnato a “prendere l’anima delle persone e farla divertire“.
L’ascesa nel Rap e il legame con i giganti
La svolta musicale arriva con la cultura hip hop nel 1996, ispirata da “Gangsta’s Paradise“. Clementino scala la gerarchia del rap italiano vincendo le più importanti competizioni di freestyle, come Tecnica Perfetta e 2theBeat, spesso sfidando l’amico e rivale Ensi. La sua abilità nel mescolare l’italiano e il dialetto napoletano, scandendo perfettamente le parole, lo ha reso comprensibile e amato in tutta Italia.
Fondamentale è stato l’incontro con Fabri Fibra, con cui ha creato il progetto Rapstar, un ponte che lo ha traghettato nel “tavolo dei grandi“. Ma è con il successo di “’O vient’” che Clementino sdogana definitivamente il rap napoletano in radio, riempiendo il vuoto lasciato dopo l’era del Neapolitan Power.
Nella sua scalata, Clementino ha incrociato miti assoluti. Descrive Pino Daniele come “il Bob Marley di Napoli” e un “punto di luce” fondamentale per la sua crescita, ricordando con emozione quando il maestro suonava i suoi brani alla chitarra. Non meno iconico il rapporto con Diego Armando Maradona, che arrivò persino a fargli pubblicità per l’album Vulcano. Persino star internazionali come Sting sono entrate nella sua orbita: Clementino ha curato la colonna sonora di un documentario della moglie di Sting e ricorda con ironia di aver condiviso sacchetti di caramelle con l’ex leader dei Police.

Clementino e il buio della dipendenza e la “Quarta Vita”
Tuttavia, il successo ha portato con sé anche momenti drammatici. Clementino parla apertamente della sua “terza vita“, un periodo di turbolenza in cui è stato vittima della dipendenza dalla cocaina. “Clementino stava uccidendo Clemente“, racconta, confessando di aver sprecato tempo, soldi e libertà. Dopo due percorsi in comunità e momenti in cui non riusciva a godersi la vicinanza di giganti come Maradona o Pino Daniele perché “stava male“, l’artista ha deciso di riprendere in mano le redini della sua esistenza.
Oggi Clementino vive la sua “quarta vita“, una fase di rinascita segnata dalla meditazione, dai viaggi in solitaria in India e Costa Rica e dalla lettura di autori come James Hillman e Charles Bukowski. Questa nuova consapevolezza lo ha riportato in pace con se stesso e con la sua anima.
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Lo showman televisivo e l’orgoglio napoletano
Oltre alla musica, Clementino è diventato un volto amatissimo del piccolo schermo. Il suo rapporto con Antonella Clerici a The Voice è straordinario; lei lo spinge a dare il massimo e insieme sono diventati una “bella coppia televisiva“. Per lui, fare televisione è l’evoluzione naturale del suo passato da animatore, ma portata davanti a milioni di spettatori.
Nonostante il successo nazionale, il suo cuore resta a Napoli. Si dice fiero della nuova generazione di rapper napoletani, da Geolier a Luchè, vedendosi quasi come uno “zio” che ha contribuito ad aprire la strada. Il momento di massimo orgoglio resta però la sua partecipazione a Sanremo con “Don Raffaè“: vedere i genitori alzarsi per una standing ovation all’Ariston è un ricordo che mette sopra ogni successo professionale.
Oggi Clementino è un artista completo che non vuole essere etichettato. Che si tratti di recitare in un film di Hollywood (come accaduto quasi per caso in Lamborghini dopo un bisticcio con un premio Oscar) o di fare freestyle in curva allo stadio, Clemente Maccaro è tornato, più lucido e determinato che mai. “Ora mi devono dare tutto quello che mi spetta“, conclude con un sorriso, pronto per i prossimi 300 dischi e una vita finalmente piena.






