Il percorso artistico di Angelo Pintus è una parabola che attraversa trent’anni di spettacolo italiano, dai villaggi turistici degli anni ’90 fino al sold-out nei più grandi palazzetti del Paese. Ospite di Alessandro Cattelan nel podcast Supernova, il comico triestino ha mostrato il volto di un uomo che, raggiunta la soglia dei 50 anni, ha trovato un equilibrio raro tra ambizione professionale e serenità privata. Un equilibrio che oggi passa per le spiagge di Fuerteventura e per il nuovo tour, “Nabanaba”, che promette di rivoluzionare il rapporto tra artista e pubblico grazie a una scenografia a 360 gradi.
Dalle sberle dei villaggi al trionfo di LOL
La carriera di Angelo Pintus non è stata una linea retta, ma un susseguirsi di “sberle clamorose” e rinascite. Tutto è iniziato nei villaggi Valtour, una vera scuola di vita dove ha incrociato figure leggendarie come lo storico agente Franchino. Di quel periodo, Pintus ricorda con ironia l’incontro con il manager: “Wow capello così, che bravo, sai che mi ricordi Fiorello, ma senza talento”. Dopo gli anni della radio e le difficoltà tra il 2005 e il 2010, il successo è esploso quasi improvvisamente. Dalle sagre di paese nel 2013, Pintus si è ritrovato al Forum di Assago con 8.000 persone l’anno successivo.

Un successo poi consacrato da LOL – Chi ride è fuori, diventato un fenomeno di massa durante il lockdown, anche se Pintus preferisce la dimensione del teatro alla televisione. “In TV non vado, non ho niente da dire. Mi piace stare proprio dove ho iniziato”, ha dichiarato, sottolineando come il contatto diretto con il pubblico sia l’unico modo per capire se il proprio lavoro stia funzionando davvero. Nonostante il trionfo al botteghino, Pintus rimane critico anche verso le sue esperienze cinematografiche, definendosi ironicamente un “cane” come attore e preferendo di gran lunga il ritmo della stand-up.
Il rifugio alle Canarie e il “miracolo” di Rafael
Oggi la vita di Angelo Pintus è scandita da nuove priorità. La famiglia, composta dalla moglie Michela e dal figlio Rafael, è diventata il centro gravitazionale della sua esistenza. Il nome del nuovo tour, “Nabanaba”, nasce proprio da un buffo errore di pronuncia del bambino nel dire “banana”. Per proteggere questa felicità, Pintus ha scelto di vivere gran parte dell’anno a Fuerteventura, fuggendo dal caos e, soprattutto, dai social network. “Devi trovare un equilibrio tra il lavoro e la tua felicità, e nella tua felicità c’è la famiglia. Il lavoro ha un valore, ma è secondario”.
Questa nuova maturità lo ha portato anche a investire in progetti tecnologici ma dal cuore umano, come l’app “Red Boy”, pensata per stimolare la fantasia dei bambini attraverso la creazione di storie e cartoni animati basati sui loro sogni. Pintus ha investito centinaia di migliaia di euro in questa impresa, convinto che la condivisione tra genitori e figli sia più importante di qualsiasi algoritmo. Con il palco al centro dei palasport e il suo amato Maggiolone d’epoca alle Canarie, Angelo Pintus sembra aver finalmente trovato la sua pace: “Ho fatto 50 anni, ho trovato la pace, sono a posto”.






