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Il potere di una carezza: ecco l’effetto che ha sul cervello

by Alessia Barra
10 Aprile 2024
mani che si accarezzano

Il potere di una carezza: ecco l’effetto che ha sul cervello - Unsplash

La carezza è un tipo di contatto fisico che può avere delle conseguenze importanti nello sviluppo del cervello, ecco quali

Il contatto fisico è importante per gli esseri umani e per molti animali. Se ci pensate, in età infantile il tatto è importante per il bambino o per il cucciolo, tanto che è la prima vera e propria forma di comunicazione insieme al pianto.

L’affetto materno, espresso attraverso i gesti, viene ricercato costantemente dal neonato o dal bambino tanto che la carenza di un contatto materno o da parte di un caregiver in età infantile potrebbe compromettere l’intero sviluppo psicologico, emotivo e comportamentale di un individuo. 

Ecco una definizione particolarmente calzante di carezza divulgata da Eric Berne:

“Con carezza si indica generalmente l’intimo contatto fisico; nella pratica il contatto può assumere forme diverse. C’è chi accarezza il bambino, chi lo bacia, gli dà un buffetto o un pizzicotto. […] Per estensione, con la parola “carezza” si può indicare familiarmente ogni atto che implichi il riconoscimento della presenza di un’altra persona.”

Cosa succede quando riceviamo una carezza?

Nel momento in cui si riceve una carezza si attivano dei recettori specifici sulla pelle. In base al tipo di tocco o contatto, i recettori manderanno un segnale differente al cervello.

Per intenderci, il tocco lieve e delicato di una carezza si differenzia da quello di una pressione fastidiosa o di un colpo, proprio perché i recettori percepiscono la durata del contatto, la forza, la pressione ecc., differenziando quindi un contatto fisico positivo da uno negativo.

Una volta che il recettore percepisce il contatto, il segnale della carezza viene veicolato fino alla corteccia somatosensoriale che impiega anni a completare il suo sviluppo. Questo implica che il contatto materno in un neonato favorisce la comparsa di connessioni in quest’area, permettendole di svilupparsi più velocemente.

Tutti gli effetti di una carezza sul nostro sistema nervoso e il rilascio di ossitocina

La carezza non ha effetti solo sulla corteccia somatosensoriale, ma anche su altre parti del cervello come l’ipotalamo. In questo caso, va ad aumentare la produzione dell’ossitocina, un ormone che viene rilasciato in seguito ad uno stimolo positivo. L’ossitocina aiuta a ridurre i livelli di stress consentendo al corpo a rilassarsi man mano che la carezza persiste. 

Inoltre, la carezza o comunque un contatto positivo, va ad agire sul sistema limbico e sul corretto sviluppo di aree coinvolte in comportamenti sociali, memoria, gestione dell’emotività e via discorrendo.

In poche parole, il contatto materno aiuta a sviluppare il proprio lato sociale, e la propria identità nel modo corretto, un bambino che non riceve affetto o attenzioni, rischia di rimanere manchevole di una gran parte di dinamiche sociali e relazionali essenziali.

Cosa cambia nelle carezze tra adulti?

Fino ad ora abbiamo analizzato la questione all’interno dell’ambito infantile, ma cosa accade quando la carezza viene percepita da un adulto, che dovrebbe aver già sviluppato i neuroni e le connessioni che abbiamo citato poco sopra? 

Molti studi sottolineano che la carezza riesce ad avere benefici anche nell’adulto. La produzione di ossitocina non dipende dall’età, perciò anche in un soggetto adulto in seguito ad una carezza è possibile riscontrare un aumento di questo ormone. 

In più, il contatto, il riconoscimento dell’altro, la condivisione di affetto sono tutte dinamiche che appartengono in generale alla vita dell’essere umano e non solo. Per esempio, anche gli animali da adulti tendono a pulirsi a vicenda, leccarsi, farsi grattini ecc, l’uomo fa lo stesso con carezze, abbracci, sorrisi e accortezze.

Le carezze verbali e non verbali sono anche un sorriso, una parola gentile o un abbraccio nel momento giusto. In questo caso allarghiamo il concetto di carezza e lo incorporiamo a dinamiche sociali e relazionali che tendenzialmente vengono sviluppate con il progredire dell’età. 

Possiamo dire, quindi, che il concetto di carezza si evolva con la crescita: se inizialmente è il mero contatto del caregiver, essenziale per un corretto sviluppo infantile, successivamente diventano carezze molte altre pratiche e attenzioni che hanno ugualmente un effetto positivo su chi le riceve.

Anche a livello sessuale il contatto con l’altro durante la crescita assume significati nuovi, tanto che una carezza da parte del proprio partner arriva ad avere un’attivazione ancora più forte rispetto ad ogni altra forma di contatto. 

Quando il contatto viene percepito come qualcosa di negativo?

I bambini affetti da autismo possono dimostrare una eccessiva sensibilità sensoriale, e una delle caratteristiche comuni è l’ipersensibilità tattile. 

Questo significa che i bambini che soffrono di autismo possono arrivare a percepire il tocco, inclusi gesti affettuosi come carezze, abbracci o baci, in modo molto intenso o sgradevole, arrivando a percepire un senso di disagio e confusione se toccati.

Le ragioni principali sono legate ad una processazione sensoriale anormale nel cervello del segnale che arriva dai recettori tattili: un gesto d’affetto diventa fonte di disagio e addirittura di dolore.

Nel disturbo dello spettro autistico, il sistema nervoso può avere difficoltà a filtrare o regolare correttamente gli stimoli sensoriali, rendendo certi tipi di tocco fisico e sensazioni tattili eccessivamente forti o irritanti. Questo avviene anche per i suoni, infatti chi soffre di autismo percepisce il rumore di sottofondo in modo amplificato, tanto da mal sopportare gli ambienti affollati.

L’ ipersensibilità può variare da persona a persona: mentre alcuni soggetti possono trovare il contatto fisico fastidioso, altri potrebbero accettarlo in determinate condizioni o con persone di cui si fidano. Un approccio delicato e graduale, rispettando sempre i limiti del bambino, può aiutare a gestire questa difficoltà e aiutarlo a vivere il contatto fisico in modo più rassicurante. Tuttavia è complesso riuscirci, soprattutto nei casi di grave autismo.

Questo pattern comportamentale emerge già in età infantile ed è un elemento che viene utilizzato a fini diagnostici.

Conclusioni

In conclusione, possiamo dire che la carezza sia uno strumento potente, utilizzato dalle persone per instaurare legami, per dare conforto, e gioca un ruolo chiave nello sviluppo del bambino.

L’aspetto interessante è che le carezze vanno oltre il tatto, assumono significato nella nostra mente, differenziandosi da un normale contatto fisico e diventando fonte di benessere per noi quando vengono interpretate come tali. 

Ancora una volta, tutto avviene nella nostra mente: ogni piccolo stimolo può avere una risonanza enorme dentro di noi.

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