Quando si tratta di sopravvivere, le regole non sono le stesse per tutti gli esseri viventi. Negli esseri umani la domanda su cosa conti di più tra qualità e quantità può sembrare astratta, ma per le formiche è letteralmente questione di vita o morte. Un nuovo studio pubblicato su Science Advances dimostra che più una colonia è numerosa, più i singoli insetti diventano deboli, concentrando le risorse sull’aumento dei numeri piuttosto che sulla robustezza individuale.
Formiche sottili e colonie numerose: il compromesso energetico
I ricercatori della University of Maryland, guidati da Arthur Matte dell’Università di Cambridge, hanno analizzato le cuticole di oltre 500 specie di formiche. La cuticola, la “pelle” degli insetti, funge da scudo contro predatori, patogeni e disidratazione. Produrre una cuticola spessa è però costoso dal punto di vista energetico e nutrizionale. Lo studio ha rivelato un pattern chiaro: nelle colonie più numerose le formiche sviluppano corazze più sottili, destinando l’energia risparmiata al mantenimento e all’espansione della società.
Nelle specie più solitarie, la cuticola può rappresentare fino al 35% del loro investimento energetico. Nelle colonie più grandi, invece, questa percentuale scende drasticamente fino al 6%. Così, le formiche diventano individualmente più vulnerabili, ma la colonia nel suo insieme può crescere e prosperare, colonizzare nuovi territori e difendersi meglio grazie al numero elevato di membri.
La quantità come strategia evolutiva
Questo fenomeno crea un vero e proprio loop positivo: colonie più grandi richiedono individui meno “armati”, risparmiando risorse, e possono così diventare ancora più numerose. Secondo gli autori dello studio, percorsi evolutivi simili potrebbero esistere anche in altri insetti sociali, come le termiti, suggerendo che la strategia di privilegiare la quantità rispetto alla qualità non sia unica delle formiche.
In conclusione, ciò che emerge è una logica di sopravvivenza sorprendente: in certe società animali la forza del gruppo può compensare la debolezza dei singoli, ribaltando la percezione tradizionale che la protezione individuale sia sempre la chiave del successo evolutivo. La natura dimostra ancora una volta che, a volte, conviene puntare sul numero piuttosto che sulla qualità.






