Alle 18:35 (00:35 in Italia), dal Kennedy Space Center in Florida, il razzo Space Launch System si è sollevato con forza, spingendo verso il cielo la capsula Orion, dando così inizio alla missione Artemis II. A bordo, quattro astronauti pronti a varcare un confine che non si attraversava da mezzo secolo. Non atterreranno sulla Luna, ma la sfioreranno a circa 7.400 chilometri, per poi tornare a casa in dieci giorni. Dal 1972, con Apollo 17, nessun equipaggio umano era andato oltre l’orbita terrestre bassa. Un ritorno cruciale, un passo deciso verso l’ambizione di piantare radici umane sul nostro satellite naturale.
Artemis II: l’uomo torna a viaggiare verso la Luna
Artemis II è una missione chiave per il ritorno degli Stati Uniti allo spazio profondo. Dopo 54 anni dall’ultimo volo Apollo, quattro astronauti torneranno a orbitare intorno alla Luna, senza però atterrare. Rimarranno in orbita per circa dieci giorni, mettendo alla prova la capsula Orion, chiamata Integrity, in condizioni reali lontano dalla Terra.
Il razzo SLS Block 1, alto 98 metri e spinto da due booster laterali e motori RS-25, è la punta di diamante della tecnologia di lancio americana. Progettato per portare carichi pesanti e equipaggi in orbite lunari e oltre, ha dimostrato la sua capacità con manovre complesse di avvicinamento in orbita terrestre. Queste operazioni saranno fondamentali per future missioni che prevedono attracchi e rendezvous nello spazio profondo.
L’equipaggio: un mix di esperienza e primati
A bordo di Orion ci sono quattro astronauti con un bagaglio importante e ruoli precisi. Il comandante Reid Wiseman, pilota e ex ufficiale della Marina con più di 3.500 ore di volo, è al suo secondo viaggio spaziale e primo comandante di una missione lunare dal 1972. Il pilota Victor Glover è il primo afroamericano a partecipare a una missione oltre l’orbita terrestre bassa. Christina Koch, specialista di missione, è la prima donna a orbitare intorno alla Luna, con un’esperienza di sei passeggiate spaziali sulla Stazione Spaziale Internazionale. Infine Jeremy Hansen, colonnello canadese, è il primo cittadino non statunitense a spingersi così lontano, in rappresentanza dell’Agenzia Spaziale Canadese.
L’equipaggio ha seguito un rigoroso programma di preparazione, tra quarantena, controlli medici e addestramento su sonno, alimentazione e sopravvivenza, pronto ad affrontare ogni imprevisto nei dieci giorni in orbita.
Tute spaziali e sicurezza: tecnologia al servizio degli astronauti su Artemis II
Le nuove tute Orion Crew Survival System sono una svolta rispetto a quelle delle missioni Shuttle. Progettate su misura, sono realizzate con materiali ignifughi e assicurano la mobilità necessaria per lancio e rientro, oltre a un sistema di supporto vitale affidabile. Più leggere, con caschi migliorati, guanti compatibili con touchscreen e una gestione termica efficace, proteggono l’equipaggio anche in caso di emergenze, come incendi improvvisi.
Ogni fase della vestizione è seguita da tecnici esperti, che controllano la tenuta e il funzionamento dei sistemi di aria e alimentazione elettrica. La sicurezza è al centro di tutto: i sistemi vitali saranno monitorati costantemente per tutelare la capsula e gli astronauti.
Carburante e meteo: la preparazione che fa la differenza
Il rifornimento di carburante ha richiesto precisione assoluta: circa 742 mila litri di ossigeno liquido e oltre due milioni di litri di idrogeno liquido sono stati caricati nel serbatoio centrale del razzo SLS, seguendo procedure di raffreddamento e rifornimento calibrate per mantenere sicurezza e stabilità. Durante il conto alla rovescia, il team ha controllato ogni dettaglio, con pause programmate per verificare i parametri più critici.
Il meteo è stato un fattore decisivo. Le previsioni davano circa l’80% di probabilità di condizioni favorevoli, con particolare attenzione a venti forti, nubi cumuliformi e all’attività solare, che in queste settimane ha mostrato un’intensità maggiore con una recente espulsione di massa coronale. Ogni variazione poteva influire sul lancio e sul volo, per questo il monitoraggio è rimasto costante sia al Kennedy Space Center sia nelle possibili aree di recupero.
La Luna nel mirino: competizione globale e ruolo dell’Italia
Artemis II è solo l’inizio di un programma più ampio che punta a una presenza umana stabile sulla Luna entro la seconda metà del decennio. Il ritorno sulla superficie è fissato per il 2028 con Artemis IV, mentre Artemis III servirà a testare l’attracco con lander privati come quelli di SpaceX e Blue Origin.
A livello internazionale, gli Stati Uniti guardano a una competizione pacifica con la Cina, che punta a un allunaggio con equipaggio entro il 2030 con la missione Chang’e 7, focalizzata sul Polo Sud lunare, una zona ricca di ghiaccio fondamentale per il futuro sostentamento.
L’Italia ha recentemente stretto un accordo con la NASA per la costruzione dei moduli abitativi destinati alla Luna, rafforzando il proprio ruolo nel programma Artemis. I primi moduli arriveranno non prima del 2033. Anche l’Europa è partner chiave: il modulo di servizio europeo ESY, realizzato da industrie europee e dall’ESA, fornisce propulsione, acqua e controllo termico a Orion.
Vita a bordo di Artemis II: cibo, routine e comfort in orbita
Nei dieci giorni di viaggio, l’alimentazione è studiata per garantire calorie, liquidi e varietà senza rinunciare al gusto. Il menu include tortillas, quiche vegetale, insalate di mango, brisket, maccheroni al formaggio e più di dieci bevande, dal tè verde alla cioccolata calda, passando per limonata e sidro di mele. Non mancano dolci come pudding, biscotti e torte.
Gli alimenti sono conservati liofilizzati o sterilizzati e molti si preparano solo aggiungendo acqua tramite sistemi appositi della capsula. Anche senza microonde, gli astronauti riscaldano i pasti con uno scaldavivande compatto. I pasti seguono orari precisi per mantenere il ritmo circadiano e l’energia in condizioni di microgravità prolungata.
Artemis II si presenta così come un banco di prova decisivo, pronto a dimostrare sicurezza, funzionalità e resistenza umana. Dopo cinquant’anni di assenza, la Luna torna a essere non solo un simbolo, ma un terreno di sfida tecnologica e geopolitica nella nuova corsa allo spazio.






