Lampedusa, 1 aprile 2026 – Il Mediterraneo torna a essere teatro di tragedie che si consumano nel silenzio della notte. A Lampedusa, lo sbarco avvenuto al molo Favarolo ha restituito una scena drammatica: tra i migranti soccorsi, anche numerosi corpi senza vita, segno di un viaggio finito nel peggiore dei modi.
I migranti morti al largo di Lampedusa
L’intervento è scattato nelle prime ore del mattino, quando una motovedetta della guardia costiera ha raggiunto un’imbarcazione a circa 85 miglia dall’isola, in area Sar libica. A bordo del barcone la situazione era già gravissima: tra i sopravvissuti c’erano anche diversi cadaveri. Tutti sono stati trasferiti sull’unità di soccorso, dando inizio a una lunga traversata verso terra che si è conclusa solo nel primo pomeriggio.
Migranti morti anche durante il trasferimento
Il bilancio si è aggravato proprio durante il viaggio verso l’isola. Alcuni migranti, tra cui diverse donne, non ce l’hanno fatta e sono morti prima dell’arrivo. Secondo le prime informazioni, la causa più probabile dei decessi sarebbe l’ipotermia, favorita dalle condizioni climatiche particolarmente rigide. Cinque persone, tra cui un bambino, sono state trasportate al punto di primo soccorso e assistenza e versano in condizioni critiche, tanto che si valuta un possibile trasferimento urgente con elisoccorso.
La partenza dalla Libia e il peggioramento del meteo
Le ricostruzioni sono ancora in corso, ma emerge un primo quadro: il gruppo sarebbe partito dalla Libia nei giorni precedenti, quando il mare era relativamente calmo. Nelle ore successive, però, il tempo è cambiato drasticamente. Su Lampedusa si registrano vento forte, pioggia continua e temperature basse, attorno ai 10 gradi, condizioni che avrebbero reso il viaggio ancora più pericoloso.
Un’altra tragedia nel Mar Egeo
Nelle stesse ore, un altro naufragio ha colpito il Mar Egeo, al largo della costa di Bodrum. Qui un gommone con migranti a bordo è affondato causando numerose vittime. Le autorità turche hanno riferito che 21 persone sono state salvate, mentre sono stati recuperati i corpi di 18 migranti.
Le operazioni non si sono fermate. Le squadre di soccorso continuano a cercare eventuali dispersi, mentre restano ignote le nazionalità delle persone coinvolte. Questi episodi, purtroppo frequenti lungo le rotte che dalla Turchia conducono alle isole greche, confermano quanto sia rischioso il tentativo di raggiungere l’Europa via mare, spesso a bordo di imbarcazioni precarie e in condizioni estreme.






