Roma, 27 febbraio 2026 – È stato proclamato per il prossimo 17 aprile lo sciopero nazionale della sanità privata e delle RSA, una mobilitazione che interesserà circa 300mila lavoratrici e lavoratori del settore. La protesta è stata annunciata dalle segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, che denunciano una situazione ormai insostenibile dovuta alla mancanza di rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL), scaduti da 8 e 13 anni.
Le ragioni dello sciopero: rinnovi contrattuali e disparità salariali
I sindacati sottolineano la necessità di un impegno concreto da parte delle controparti di Aris e Aiop, richiedendo risorse certe e una reale disponibilità a trattare. Queste associazioni, infatti, pur dichiarando la volontà di rinnovare i contratti, condizionano le trattative alla copertura economica totale da parte di Governo e Regioni. La differenza salariale tra sanità pubblica e privata è significativa: un infermiere nel settore privato percepisce mediamente circa 500 euro in meno al mese rispetto a un collega del pubblico, che beneficia del recente rinnovo contrattuale 2022-2024 e di ulteriori incrementi previsti per il triennio 2025-2027. Tale disparità sta causando una fuga di personale, con conseguenze negative sulla qualità dei servizi offerti, soprattutto per le persone fragili e gli anziani ospiti delle RSA.
Azioni e iniziative sindacali
Oltre allo sciopero nazionale previsto a Roma, le organizzazioni sindacali hanno annunciato presidi sul territorio e un’intensificazione delle richieste di ispezioni nei luoghi di lavoro per verificare il rispetto delle normative sugli accreditamenti e le condizioni operative. Le segreterie di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl chiedono inoltre al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni di definire regole vincolanti che rendano automatico il rinnovo dei contratti alle stesse condizioni della sanità pubblica, impedendo fenomeni di dumping contrattuale che aggravano la precarietà e le disuguaglianze nel settore.
La protesta arriva dopo anni di attesa e prolungata assenza di risposte soddisfacenti da parte delle associazioni datoriali, e rappresenta una forte richiesta di dignità e condizioni lavorative e salariali adeguate per chi ogni giorno garantisce un servizio pubblico essenziale.






