Madrid, 30 gennaio 2026 – Una svolta significativa nella ricerca sul tumore al pancreas arriva dalla Spagna grazie al lavoro di Mariano Barbacid, biochimico molecolare e direttore del gruppo di Oncologia sperimentale presso il Centro Nazionale Spagnolo per la Ricerca sul Cancro (CNIO). Barbacid, già noto a livello internazionale per aver isolato il primo oncogene umano, ha recentemente pubblicato su PNAS uno studio che apre nuove prospettive terapeutiche contro l’adenocarcinoma duttale pancreatico (Pdac), la forma più comune e aggressiva di tumore pancreatico.
La scoperta di Mariano Barbacid e la nuova terapia combinata per il tumore al pancreas
Il gruppo di ricerca guidato da Barbacid ha messo a punto una combinazione di tre farmaci mirati che agiscono sui principali meccanismi molecolari alla base della proliferazione delle cellule tumorali pancreatiche. Il trattamento sperimentale utilizza due inibitori diretti delle proteine Egfr e Stat3, oltre a un terzo farmaco che blocca l’oncogene Kras, mutato nel 90% dei pazienti con tumore al pancreas. Questo approccio ha permesso di ottenere una risposta completa, duratura e con bassa tossicità nei modelli murini, eliminando le cellule del tumore senza sviluppare resistenza.
Barbacid ha sottolineato che, pur trattandosi di un risultato senza precedenti, non sono ancora state avviate sperimentazioni cliniche sull’uomo, e sarà necessario proseguire negli studi preclinici per confermare la sicurezza e l’efficacia del trattamento.
Mariano Barbacid: una carriera dedicata all’oncologia molecolare
Classe 1949, originario di Madrid, Barbacid ha compiuto gli studi in chimica presso l’Universidad Complutense di Madrid, perfezionandosi negli Stati Uniti, dove ha lavorato fino al 1998, tra l’altro, come direttore del National Cancer Institute del Maryland. Nel 1982 ha isolato l’oncogene umano HRAS, identificando una mutazione chiave nello sviluppo del cancro, e ha contribuito a scoperte fondamentali nel campo degli oncogeni.
Nel 1998 è tornato in Spagna per fondare e dirigere il CNIO, che in meno di un decennio è diventato uno dei principali centri mondiali di ricerca oncologica. Nel corso della sua carriera ha pubblicato oltre 360 lavori scientifici ed è stato insignito di numerosi premi, tra cui il Premio Nazionale della Ricerca Santiago Ramón y Cajal (2022) e la Medaglia Echegaray (2018).
Il tumore al pancreas e le sue sfide cliniche
L’adenocarcinoma duttale pancreatico rappresenta circa l’85% dei tumori del pancreas, un organo vitale situato tra stomaco e colonna vertebrale, responsabile della produzione di enzimi digestivi e ormoni regolatori come insulina e glucagone. La diagnosi di questo tumore è spesso tardiva a causa della scarsa specificità dei sintomi iniziali, che includono ittero, dolore addominale, perdita di peso e alterazioni metaboliche come il diabete.
Nonostante le terapie esistenti, la prognosi rimane severa: la sopravvivenza a cinque anni è intorno all’11-12% in Italia, e la malattia si conferma tra le principali cause di morte oncologica nel mondo sviluppato.
Attualmente, la chirurgia è l’unica opzione curativa, ma è applicabile solo a una minoranza di pazienti con malattia localizzata. La chemioterapia e radioterapia offrono benefici limitati, e la resistenza ai farmaci, soprattutto nei confronti delle mutazioni di Kras, costituisce un ostacolo significativo.
Lo studio di Mariano Barbacid rappresenta dunque un importante avanzamento nella ricerca di terapie più efficaci, proponendo una strategia combinata che supera le barriere della resistenza tumorale e riduce gli effetti collaterali, aprendo la strada a futuri sviluppi clinici che potrebbero migliorare significativamente la gestione di questa malattia devastante.






