Roma, 5 gennaio 2026 – La stagione di influenza 2025-2026 in Italia registra un aumento significativo dei casi, con oltre un milione di cittadini costretti a letto a causa della diffusione della variante K del virus influenzale A/H3N2. Questa nuova mutazione, nota anche come “super flu”, si distingue per una maggiore capacità di eludere il sistema immunitario, ma non sembra causare forme cliniche più gravi rispetto ai ceppi precedenti. Di seguito, un’analisi approfondita su come riconoscere questa infezione, i sintomi associati e le misure di prevenzione consigliate dalle autorità sanitarie.
Influenza, la variante K: caratteristiche e diffusione
La variante K è stata identificata in Italia a partire da agosto 2025 ed è rapidamente diventata il ceppo predominante durante l’attuale stagione influenzale. Dal punto di vista virologico, questa variante presenta sette mutazioni nella glicoproteina di superficie emoagglutinina (HA), che la rendono più immunoevasiva: ciò significa che può aggirare in modo più efficace le difese immunitarie generate sia da precedenti infezioni sia dalla vaccinazione.
Come spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, “la variante K ha sette mutazioni che rendono la sua emoagglutinina più immunoevasiva”, contribuendo così a una maggiore trasmissibilità. Tuttavia, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità e le autorità sanitarie italiane concordano nel sottolineare che, finora, non risultano evidenze di un aumento della gravità clinica rispetto alle influenze stagionali classiche.
La diffusione del virus è favorita in particolare dalle riunioni familiari e dagli eventi conviviali tipici del periodo natalizio, durante i quali il contatto ravvicinato facilita la trasmissione attraverso le goccioline respiratorie.

Sintomi e riconoscimento dell’infezione da variante K
Nonostante la novità della variante, i sintomi dell’influenza causata dalla variante K restano sostanzialmente simili a quelli delle forme stagionali già note, ma con alcune peculiarità dovute alla maggiore contagiosità.
Tra i segnali più comuni si annoverano:
- febbre alta improvvisa, superiore ai 38°C (anche fino a 39-40°C nei bambini);
- tosse secca e persistente, che può protrarsi per oltre due settimane;
- mal di gola e congestione nasale;
- dolori muscolari e articolari diffusi, accompagnati da una marcata stanchezza e spossatezza;
- occasionali disturbi gastrointestinali come diarrea e vomito, più frequenti nei più piccoli.
È importante notare che la variante K può portare a complicanze più frequenti rispetto ai ceppi tradizionali, in particolare nei soggetti più vulnerabili: bambini sotto i sei anni, anziani sopra i 65 anni, donne in gravidanza e persone con patologie croniche o immunodepressione. Tra le complicazioni più comuni si segnalano otiti, bronchiti e polmoniti.
Il riconoscimento precoce avviene osservando l’insorgenza brusca della febbre associata ad almeno un sintomo respiratorio e un sintomo sistemico, come indicato dagli esperti.
Terapia e prevenzione: le raccomandazioni degli esperti
Per affrontare i sintomi della variante K, le indicazioni restano quelle consolidate per l’influenza stagionale:
- riposo domiciliare, senza necessariamente restare a letto, mantenendo una temperatura corporea adeguata;
- uso di farmaci antipiretici e antinfiammatori, come paracetamolo o FANS (ibuprofene, ketoprofene, diclofenac), anche in formulazioni pediatriche per i più piccoli;
- utilizzo di soluzioni saline o termali nasali per ridurre la congestione e facilitare la respirazione;
- idratazione abbondante con liquidi caldi e alimentazione leggera, privilegiando frutta cotta, verdure al vapore, carboidrati e carni bianche;
- per i bambini, continuazione dell’allattamento al seno.
È fondamentale consultare il medico qualora la febbre persista oltre una settimana, se la tosse diventa particolarmente fastidiosa o se la febbre ritorna a salire.
Nonostante la variante K presenti mutazioni che ne riducono l’efficacia dell’immunità indotta dal vaccino, la vaccinazione antinfluenzale rimane uno strumento cruciale di prevenzione. Essa non solo riduce la probabilità di contrarre il virus, ma soprattutto limita la gravità della malattia e il rischio di complicanze. Come sottolinea Pregliasco, “la vaccinazione è essenziale per prevenire le forme più serie e il rischio di complicanze. Resta una delle misure preventive più efficaci, anche in presenza della variante K”.
Le misure igieniche adottate durante la pandemia di Covid-19, quali il frequente lavaggio delle mani con acqua e sapone, l’uso della mascherina in ambienti chiusi e affollati, e l’evitare contatti stretti con persone sintomatiche, continuano a rappresentare un valido presidio per contenere la diffusione del virus influenzale.
Influenza: un quadro aggiornato
L’influenza è una malattia respiratoria acuta causata da virus appartenenti alla famiglia Orthomyxoviridae, in particolare dai virus di tipo A e B, responsabili delle epidemie stagionali. La malattia si manifesta con febbre alta, dolori muscolari, tosse, mal di gola e sintomi generali di malessere, che durano generalmente meno di una settimana, anche se la tosse può persistere più a lungo.
Il virus si trasmette principalmente per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse con tosse, starnuti o parlando, ma può anche diffondersi per contatto diretto o indiretto con superfici contaminate.
Le complicazioni più frequenti riguardano infezioni batteriche secondarie a carico dell’apparato respiratorio, come bronchiti e polmoniti, oltre a possibili aggravamenti di patologie croniche. Per questo la vaccinazione annuale resta raccomandata soprattutto per categorie a maggior rischio, quali anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e persone con malattie croniche.
L’attenzione alla sorveglianza epidemiologica è fondamentale per monitorare la circolazione dei vari ceppi e aggiornare di conseguenza la composizione del vaccino. La continua evoluzione antigenica dei virus influenzali rende necessaria una sorveglianza costante e un aggiornamento annuale delle strategie preventive.
Nel contesto della corrente stagione influenzale, la variante K rappresenta un elemento di novità che richiede un’adeguata risposta da parte della popolazione e delle istituzioni sanitarie per limitare l’impatto della malattia e tutelare la salute pubblica.






