Ospite della nuova puntata del BSMT di Gianluca Gazzoli, Gianluca Curtolo, medico e divulgatore che unisce in modo unico neuroscienze, psichiatria e bodybuilding, racconta come un trauma infantile legato alla malattia del padre lo abbia spinto a studiare il cervello, trasformando una curiosità precoce in una solida carriera accademica. Curtolo analizza poi la fisiologia dell’esercizio fisico, spiegando come lo sport influenzi la salute mentale e contrasti il declino cognitivo.
Viene inoltre affrontato il tema critico della disinformazione sui social, mettendo in guardia dai rischi del doping e dai consigli medici privi di fondamento scientifico. La conversazione esplora infine il concetto di passione ossessiva, intesa come motore per raggiungere l’eccellenza sia nello studio che nella prestazione atletica. L’incontro offre così una visione integrata del benessere umano, dove scienza e disciplina si fondono per promuovere la longevità e l’equilibrio psicofisico.
Oltre il bicipite: il viaggio scientifico e umano di Gianluca Curtolo
Gianluca Curtolo, medico, ex cestista e divulgatore, ha tracciato un percorso che unisce la scienza pura alla disciplina fisica, rivelando come la sua dedizione per il corpo umano nasca da radici profonde e personali. La sua figura, che fonde la scrivania del ricercatore con la ghisa della palestra, rappresenta un equilibrio raro in cui lo studio e lo sport non sono alternative, ma una simbiosi necessaria.
Dal trauma infantile alla missione scientifica
Tutto ha avuto inizio da un evento che ha segnato la sua infanzia: nel 1993, a soli dieci anni, Curtolo ha dovuto affrontare il trauma del tumore cerebrale del padre. In un meccanismo ancestrale di difesa, il piccolo Gianluca pensò che, se fosse riuscito a imparare a memoria ogni dettaglio del cervello, avrebbe potuto salvarlo. Questo slancio puerile si è poi trasformato in una consapevolezza adulta, portandolo a dedicare la sua vita alle neuroscienze e alla medicina.
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La fisiologia dell’esercizio: non solo muscoli, ma cervello
Per Gianluca Curtolo, l’esercizio fisico non è solo estetica, ma un potente presidio terapeutico. La scienza moderna ha infatti dimostrato che lo sport accende percorsi biologici virtuosi, promuovendo la neurogenesi (la nascita di nuovi neuroni) e proteggendo il cervello dal decadimento cognitivo. Un concetto chiave trattato è il ruolo della dopamina: contrariamente alla credenza comune, non è l’ormone della felicità, ma il neurotrasmettitore che fornisce il “drive”, la spinta motivazionale che ci porta a ricercare ciò che ci gratifica.
Il “rumore” dei social e la trappola della disinformazione
Un tema centrale dell’intervista è il pericolo della disinformazione sui social. Gianluca Curtolo descrive un’epoca di “alfabetizzazione vorace ma bulimica“, in cui le persone accumulano nozioni senza avere gli strumenti per strutturarle in vera conoscenza. Questo crea un terreno fertile per i “fuffa-guru” che propongono cure miracolose, come diete specifiche per debellare tumori, messaggi che Curtolo definisce non solo ignoranti, ma potenzialmente criminogeni perché allontanano i pazienti dalle terapie scientificamente validate.

L’ombra del doping e i rischi per la salute
Affrontando l’”elefante nella stanza“, Curtolo è stato categorico sul doping, definendolo una frode sportiva con conseguenze devastanti. Come medico, si occupa spesso di atleti che hanno compromesso la salute dei propri organi emuntori, come fegato e reni, o che mostrano segni di tossicità cerebrale a distanza di decenni dall’abuso di steroidi. Ha inoltre spiegato il meccanismo di “refrattarietà d’asse“: l’assunzione esterna di ormoni “spegne” la produzione naturale del corpo, portando a gravi squilibri endocrini.
Gianluca Curtolo, passione ossessiva o dedizione totale?
Molto interessante è stata la distinzione psichiatrica tra ossessione e passione. Mentre l’ossessione è “ego-distonica” (un vissuto intrusivo che dà fastidio), la passione di figure come Kobe Bryant è totale e “mordace“, ma coerente con il proprio io. Gianluca Curtolo stesso ammette di aver sacrificato molto — anche la vita privata — per il suo amore sviscerato per lo studio e i pesi, sostenendo che l’eccellenza sia, in fondo, una costanza sublimata.
Il messaggio di Curtolo è un inno alla disciplina e al rigore scientifico. La scienza è un edificio in continua costruzione che richiede “ingegneri” competenti per non crollare addosso ai pazienti. Agli studenti e ai giovani, rivolge un invito a non demordere di fronte alle difficoltà, ricordando che la conoscenza è ciò che resta quando si dimentica ciò che si è studiato e che, prima o poi, tutto torna.






