Bath, 13 gennaio 2026 – Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bath, nel Regno Unito, ha recentemente proposto un innovativo approccio per definire una soglia di sicurezza nel consumo di cannabis, puntando su un parametro basato sul contenuto di THC piuttosto che sulla frequenza o quantità tradizionalmente misurate. Questo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Addiction, rappresenta un passo importante verso una regolamentazione più scientifica e responsabile dell’uso di cannabis, soprattutto nei Paesi dove la sostanza è stata legalizzata.
Misurare il consumo di cannabis in unità di THC
L’idea alla base dello studio è di adottare un sistema analogo alle unità alcoliche per l’alcol, ma applicato alla cannabis, basato sulla quantità di tetraidrocannabinolo (THC), il principale composto psicoattivo responsabile degli effetti psicotropi. Misurare il consumo in unità di THC consente di valutare con maggiore precisione la potenza e l’impatto della sostanza, indipendentemente dalla forma o quantità di cannabis fumata, offrendo così un metodo più affidabile per limitare i rischi correlati all’uso.

La soglia di sicurezza: 8 unità di THC a settimana
I ricercatori hanno identificato una soglia massima di 8 unità di THC a settimana, equivalenti a circa 40 milligrammi di THC o a un terzo di grammo di cannabis in foglie. Oltre questo limite, aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare un disturbo da uso di cannabis, caratterizzato dall’incapacità di interrompere il consumo nonostante le conseguenze negative. Secondo i dati, l’80% dei consumatori che si mantengono entro questa soglia non manifesta disturbi, mentre il 70% di chi la supera sviluppa dipendenza, con sintomi di astinenza quali insonnia, disturbi dell’umore e comportamenti rischiosi.
Rachel Lees Thorne, tra gli autori dello studio e ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bath, sottolinea che «l’unico livello realmente sicuro è il non utilizzo della cannabis. Tuttavia, per chi non intende o non può smettere, queste linee guida possono aiutare a ridurre i danni, ad esempio scegliendo prodotti con un contenuto di THC più basso».
Implicazioni per i Paesi con legalizzazione
Queste raccomandazioni sono particolarmente rilevanti in contesti come il Canada, dove le normative sulla cannabis stanno evolvendo per includere etichette che riportano chiaramente le unità di THC contenute nei prodotti, similmente a quanto avviene per l’alcol in vari Paesi, tra cui il Regno Unito. Tale trasparenza aiuterà i consumatori a fare scelte più consapevoli e a limitare i rischi associati all’uso eccessivo.
Lo studio si inserisce in un panorama scientifico complesso, dove la variabilità del contenuto di principi attivi nelle diverse varietà di cannabis e le difficoltà legate alla ricerca a causa di vincoli legali rappresentano una sfida costante. Tuttavia, la definizione di soglie basate sul contenuto di THC potrebbe rappresentare un solido punto di riferimento per la salute pubblica e la prevenzione.






