Roma, 4 febbraio 2026 – Roberto Vannacci, vicesegretario federale della Lega per Salvini Premier, ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Repubblica in cui ha ribadito con fermezza la volontà di mantenere intatti i propri valori e princìpi politici, senza cedere a compromessi o inciuci. In questo contesto, Vannacci ha annunciato l’intenzione di rafforzare ulteriormente la coalizione di destra, auspicando di attrarre un vasto numero di elettori che condividono la sua visione identitaria e valoriale.
Vannacci: “Una destra vera, non moderata ma forte”
Nel colloquio con La Repubblica, Vannacci ha chiarito la sua concezione di destra politica, definendola “vera” e “forte“, contrapposta a quella moderata. Ha respinto l’etichetta di “destra nera“, sottolineando che la sua proposta politica mira a consolidare la coalizione e a richiamare a votare coloro che credono nell’identità e nei valori tradizionali. Commentando i primi sondaggi sulla sua nuova formazione politica, ha definito prematuro dare percentuali a qualcosa che non è ancora concretamente esistente.
Sul fronte interno della coalizione, Vannacci ha duramente criticato Matteo Salvini, accusandolo di slealtà politica. “È stato Salvini, o meglio il suo partito, a tradire le promesse – ha detto – non solo sulle armi all’Ucraina, ma anche sui princìpi di famiglia e sulla legge Fornero“. Secondo Vannacci, Salvini ha abbandonato le proprie posizioni originarie per piegarsi alle logiche di coalizione.

La rottura con la Lega: identità tradita
Vannacci ha spiegato con chiarezza i motivi del suo addio al Carroccio, sottolineando di non voler restare in “un contenitore che tradisce la mia identità“. Il generale ha utilizzato una metafora efficace: “Io non ho preso nessun taxi. Evidentemente il taxi ha cambiato direzione, a me interessa arrivare alla meta. Sono sceso da questo taxi, procedo a piedi con lo zaino, bussola e cartina“. Questa scelta segna un netto distacco da Matteo Salvini e dalla linea politica attuale della Lega, con cui i rapporti si sono raffreddati nel corso del 2025.
Verso un nuovo partito: il marchio “Futuro nazionale”
Parallelamente alle tensioni con la Lega, Roberto Vannacci ha avviato la registrazione del marchio “Futuro nazionale”, una nuova formazione politica che si propone come una versione italiana dell’ultrasovranista tedesca AfD. La domanda per il marchio, depositata il 24 gennaio 2026 presso l’Ufficio brevetti europeo, include l’utilizzo per manifesti, depliant e campagne politiche, segnando un passo decisivo verso la scissione dalla Lega.
Vannacci ha definito il simbolo “solo un marchio” e ha minimizzato le tensioni interne, ma il clima nel Carroccio resta teso, con richieste di espulsione da parte di esponenti come Luca Zaia. Nel frattempo, Vannacci continua a organizzare eventi in Italia e all’estero, consolidando la sua base politica lontano dal partito di Salvini, che ha commentato: “Fuori dalla Lega c’è il deserto“.

Le mosse di Vannacci si inseriscono in un momento delicato per il centrodestra italiano, che in Toscana fatica a definire un candidato forte per le prossime elezioni regionali, mentre il generale si prepara a giocare un ruolo di primo piano nella nuova mappa politica.
Vannacci critica l’amministrazione modenese e la sicurezza
Nel corso di un incontro tenutosi ieri in un hotel alla periferia di Modena, il generale Roberto Vannacci ha espresso un giudizio severo sulla città emiliana, definendola “un esempio di amministrazione di sinistra che sta fallendo” e affermando che oggi è “tra le città più insicure d’Italia“. Le sue parole arrivano a pochi giorni dall’uscita dalla Lega e dalla fondazione del nuovo partito Futuro Nazionale.
Il generale Vannacci ha sottolineato che Modena, che vent’anni fa era una città sicura quando lui frequentava l’Accademia militare, oggi ha visto un peggioramento della sicurezza dovuto a “una politica immigratoria scellerata appoggiata dalla sinistra“. Secondo Vannacci, la percezione di insicurezza non è limitata a una questione soggettiva, ma è una realtà concreta vissuta da chi abita nei quartieri popolari, mentre chi risiede nelle zone più agiate può contare su forme di sicurezza privata.
“Non è un problema di percezione ma di realtà – ha detto – quelli che ritengono che sia un problema di percezione sono quelli che abitano nei quartieri alti, che hanno la sicurezza privata, ma non le persone che vivono la quotidianità“. Queste dichiarazioni si inseriscono nel più ampio discorso politico di Vannacci, che ha precisato di non essersi sentito “incisivo” all’interno della Lega, dove riteneva di subire attacchi giornalieri, e di aver quindi deciso di fondare un nuovo soggetto politico che rifletta pienamente i suoi valori.
Futuro Nazionale: un partito di destra e valori
In vista della fondazione del nuovo partito Futuro Nazionale, Vannacci ha definito la sua formazione come “interlocutore naturale della destra“, basata su principi, valori e ideali coerenti, in contrapposizione a un’offerta politica che, a suo dire, spesso predica una cosa e ne vota un’altra. Il generale ha inoltre precisato di voler puntare su un’offerta politica fondata su valori e principi certi, piuttosto che su mere persone o partiti.
Roberto Vannacci, nato a La Spezia nel 1968, è un generale in pensione con una lunga carriera militare, che ha ricoperto incarichi di comando in diverse missioni internazionali. Dopo essere stato eletto europarlamentare con la Lega nel 2024 e averne assunto il ruolo di vicesegretario federale, ha lasciato il partito nel febbraio 2026 per avviare la sua nuova esperienza politica.
Il modello Trump e l’ice: dati e critiche
Durante un incontro pubblico tenutosi a Modena, il generale Roberto Vannacci ha rilanciato con vigore la sua posizione sulle politiche migratorie, sostenendo l’efficacia del cosiddetto “metodo Trump“ nell’ambito della gestione dell’immigrazione. Nel suo intervento, Vannacci ha citato dati significativi relativi al flusso migratorio degli ultimi dodici mesi, evidenziando come circa 2 milioni di stranieri siano rientrati nei loro paesi di origine, di cui 1,5 milioni volontariamente.
Il generale Vannacci ha sottolineato che questo fenomeno di remigrazione, ovvero il ritorno volontario degli immigrati nei paesi di provenienza, dimostra l’efficacia del modello adottato dall’amministrazione Trump negli Stati Uniti. Tale modello si basa sul rafforzamento dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia federale statunitense incaricata di far rispettare le leggi sull’immigrazione, fondata nel 2003 e potenziata negli ultimi anni con una politica di arresti massicci e deportazioni accelerate.
L’ICE, divisa in due rami – Enforcement and Removal Operations (Ero) e Homeland Security Investigations (HSI) – ha adottato metodi molto duri, che includono arresti senza mandato in luoghi pubblici e l’uso di forze tattiche pesanti, spesso oggetto di critiche per la loro presunta violenza sproporzionata. Nel 2025 si sono registrate 32 morti nei centri di detenzione gestiti dall’agenzia, il numero più alto dal 2004. Nonostante ciò, l’amministrazione Trump ha continuato a rafforzare l’ICE con l’obiettivo di effettuare fino a 3.000 arresti giornalieri su scala nazionale.

Le dichiarazioni di Vannacci e la politica europea
Il generale ha ribadito la necessità anche per l’Europa di adottare strategie simili, puntando a ridurre il numero di stranieri presenti nei propri territori, attraverso la remigrazione volontaria incentivata e, se necessario, misure coercitive per chi entra illegalmente o non si integra. “La remigrazione è già in atto“, ha affermato, “e possiamo sollecitarla con compensi e condizioni favorevoli“.
Interpellato sul suo ruolo di europarlamentare e sulle critiche ricevute in merito alla sua permanenza in Parlamento, Vannacci ha richiamato l’articolo 67 della Costituzione italiana, che garantisce l’autonomia dei parlamentari nell’esercizio del mandato senza vincoli di partito.
Roberto Vannacci, già comandante di reparti speciali dell’Esercito Italiano e ora figura politica nota per posizioni fortemente sovraniste, sta inoltre lavorando alla fondazione di un nuovo partito politico, con la “remigrazione” come parola d’ordine, confermando così il suo impegno su questo tema di stretta attualità nei dibattiti sull’immigrazione in Italia e in Europa.






