Prima ancora che si conoscano gli effetti del referendum, all’interno dell’Associazione nazionale magistrati si apre un nuovo fronte, quello della leadership: le dimissioni del presidente Cesare Parodi, maturate in un contesto delicato e rese note a ridosso di un momento cruciale per la magistratura, segnano un passaggio importante e inatteso per l’organismo rappresentativo delle toghe.
Cesare Parodi, dimissioni personali e futuro incerto per l’Associazione
Qualunque sarà l’esito del referendum, l’Associazione nazionale magistrati dovrà presto scegliere un nuovo presidente. Cesare Parodi ha infatti deciso di lasciare l’incarico per motivi definiti “assolutamente personali e familiari”, come ha fatto sapere il procuratore capo di Alessandria, figlio unico di una madre anziana e già sofferente.
La decisione, in realtà, non è improvvisa: era stata presa quasi due settimane fa, anche se diventerà ufficiale soltanto sabato prossimo, quando il comitato direttivo dell’ANM si riunirà per la prima volta dopo la dura campagna referendaria.
Solo pochi giorni fa, parlando a Repubblica, Parodi aveva tracciato un bilancio della campagna con toni sereni e soddisfatti, sottolineando di averla condotta secondo i propri principi, senza mai offendere nessuno e contando sul sostegno di colleghi, amici e anche di persone esterne alla magistratura.
Ora, mentre la notizia delle dimissioni comincia a circolare, lo stesso Parodi ha chiesto agli amici di evitare qualsiasi interpretazione fantasiosa. Un invito che arriva proprio mentre la sua scelta, che avrebbe dovuto restare riservata ancora per qualche ora, ha già iniziato a generare ipotesi e suggestioni prive di fondamento.






