Roma, 13 gennaio 2026 – Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha rilasciato oggi importanti dichiarazioni sull’operazione Strade Sicure, confermando la richiesta di rifinanziamento e l’intenzione di implementare il personale impiegato nel servizio di sicurezza sul territorio italiano. L’operazione, attiva dal 2008, vede la partecipazione di circa 7.000 militari impegnati nel presidio di aree urbane e siti sensibili.
Crosetto: “Ho chiesto il rifinanziamento di Strade Sicure”
Il ministro ha sottolineato che l’operazione mantiene nel 2025 la stessa consistenza numerica dell’anno precedente, con un piano di impiego triennale che si estende fino al 31 dicembre 2027. Crosetto ha evidenziato come il contributo della Difesa alla sicurezza dei cittadini non si traduca in semplici parole, ma in atti concreti, ribadendo che “quanto penso sulla sicurezza dei cittadini italiani è stato affidato ad atti concreti e non a dichiarazioni estemporanee”.
In particolare, Crosetto ha chiarito la sua posizione riguardo all’aumento del personale di Strade Sicure, preferendo un potenziamento attraverso l’impiego dei Carabinieri, militari specializzati con pieni poteri di polizia, a differenza degli altri militari delle Forze Armate. Ha anche ipotizzato la reintroduzione della figura del Carabiniere ausiliario, quantificando una possibile forza di 12.000 unità, ma ha rimarcato che ora spetta al Parlamento decidere sull’implementazione e sulle modalità operative.
Storia e criticità dell’operazione
L’operazione Strade Sicure è stata istituita nel 2008 con l’obiettivo di supportare le forze di polizia nel contrasto alla criminalità e nella protezione di obiettivi sensibili. Attualmente coinvolge principalmente l’Esercito Italiano, con un numero di militari impiegati stabilizzato attorno alle 7.000 unità. Nel corso degli anni, l’operazione è stata prorogata più volte e ha visto un’espansione territoriale con presidi in oltre trenta città italiane.
Nonostante il riconoscimento da parte della Corte dei Conti sull’efficienza economica dell’iniziativa, numerose analisi hanno evidenziato le criticità legate all’impiego prolungato dei militari in compiti di polizia interna. Secondo esperti e rappresentanti militari, l’operazione ha comportato una riduzione dell’addestramento specifico delle unità militari e uno svilimento della professionalità individuale, con effetti negativi sia a livello organizzativo sia personale. Nel 2019, infatti, è emerso che il personale coinvolto nell’operazione rappresentava una porzione molto più ampia rispetto a quella ufficialmente schierata, influendo negativamente sulla capacità dell’Esercito di assolvere ai compiti istituzionali di difesa nazionale.
Crosetto ha infine criticato le polemiche sterili sulla questione, richiamando l’attenzione sul fatto che la sicurezza deve essere garantita con personale adeguato e con la possibilità per i militari di operare efficacemente, senza rischiare conseguenze legali e con la capacità di reprimere i comportamenti illeciti. La decisione finale, ha concluso il ministro, spetta ora al Parlamento.





