Roma, 26 febbraio 2026 – Nel corso della notte si è tenuto un vertice tra le forze di maggioranza che ha suscitato una forte presa di posizione da parte della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein. Contrariamente alle aspettative di una discussione incentrata su temi economici e sociali, come il calo della produzione industriale o la crescita dei salari, l’incontro si è concentrato sulla proposta di una nuova legge elettorale, suscitando critiche da parte della leader dem.
Schlein critica la legge elettorale: “Una norma per garantire se stessi“
A margine di un evento a Roma, Schlein ha commentato duramente la scelta di affrontare la legge elettorale definendola una mossa per “garantire se stessi“. La segretaria del PD ha espresso la sua delusione per la priorità data a una riforma elettorale piuttosto che a questioni più urgenti per gli italiani, come l’occupazione e la crisi industriale che persiste da oltre 30 mesi.
Inoltre, Schlein ha sottolineato che questa accelerazione nella legge elettorale deriva dalla “preoccupazione per l’esito referendario“, accusando la maggioranza di agire con fretta e paura di perdere consenso. Secondo quanto emerso dalle indiscrezioni, il testo proposto sarebbe fortemente distorsivo della rappresentanza politica, con elementi ritenuti dalla segretaria del PD “inaccettabili“.
Il contesto delle riforme e il confronto con la premier Meloni
L’incontro di questa giornata si inserisce in un più ampio confronto sulle riforme costituzionali promosso dalla premier Giorgia Meloni. Dal dialogo con le opposizioni, Schlein ha ribadito che le priorità per il PD restano lavoro, sanità, PNRR, clima, giovani e casa, e che la discussione sulle riforme istituzionali non è una priorità per il Paese. Tuttavia, ha dichiarato la disponibilità del suo partito a esaminare le proposte nel merito, chiedendo però un confronto di qualità e senza pregiudizi.
Durante il confronto, la segretaria dem ha espresso un chiaro “no” all’elezione diretta del presidente della Repubblica e del premier, sottolineando l’importanza di mantenere la forma parlamentare e di migliorare la rappresentanza attraverso la riforma della legge elettorale, superando soprattutto le liste bloccate.
Il dialogo tra maggioranza e opposizione prosegue con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra stabilità istituzionale e rappresentatività, temi al centro delle tensioni politiche di questi mesi.
Le critiche della segretaria PD Elly Schlein
La partecipazione italiana al Board of Peace, l’organismo internazionale voluto dal presidente statunitense Donald Trump per la ricostruzione della Striscia di Gaza, continua a suscitare controversie politiche e istituzionali nel nostro Paese. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha espresso una netta critica all’iniziativa, definendola un tentativo di aggirare la Costituzione italiana.
Durante la presentazione a Roma del libro di Roberto Della Seta, Pacifismi. Storia plurale di un’idea controversa, ospitata dalla Comunità di Sant’Egidio, Elly Schlein ha dichiarato che l’Italia non dovrebbe in alcun modo far parte del Board of Peace, nemmeno come osservatore.
Secondo la leader democratica, la partecipazione italiana a questo organismo “aggira la Costituzione” e si basa su un principio di pari condizioni che non sussistono, visto che Trump si sarebbe attribuito un ruolo di “guida a vita naturale” nel Board. Schlein ha inoltre espresso dubbi sulla sincerità del pacifismo di Trump, mettendo in discussione le reali intenzioni del presidente statunitense, e ha criticato l’assenza di un ruolo diplomatico e politico dell’Unione Europea, che avrebbe dovuto precedere l’iniziativa americana con un tentativo di mediazione più autorevole e condiviso.
La posizione del Governo italiano e le tensioni politiche
Dal canto suo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che l’Italia parteciperà alla prima riunione del Board of Peace in qualità di osservatore, come annunciato in Aula a Montecitorio. Tajani ha sottolineato che, pur rispettando i vincoli costituzionali che impediscono una partecipazione formale, il governo intende essere presente per contribuire alla creazione di condizioni di stabilità duratura nella regione mediorientale e per evitare che Gaza diventi un terreno di radicalizzazione e conflitto permanente.
La presenza italiana nella sede di Washington, prevista per giovedì 19 febbraio, rappresenta una posizione mediana e pragmatica, tuttavia non ha placato le polemiche interne, con il centro-sinistra che denuncia una “svendita della dignità nazionale” a un “club privato” privo di legittimità internazionale.
Il dibattito si intreccia anche con la posizione del Vaticano, rappresentato dal cardinale Pietro Parolin, che ha annunciato il rifiuto della Santa Sede di partecipare al Board, evidenziando che molti aspetti dell’iniziativa lasciano “più di qualche perplessità” e sottolineando come sarebbe preferibile affidare la gestione della pace e della ricostruzione ai canali multilaterali tradizionali, in particolare l’Onu.
Questa articolata vicenda evidenzia le difficoltà politiche e istituzionali legate al ruolo che l’Italia intende assumere nel complesso scenario mediorientale, dove la costruzione di una pace giusta e condivisa resta un obiettivo ancora lontano e controverso.






