Roma, 7 marzo 2026 – In vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, Francesco Boccia, capogruppo dei senatori del Partito Democratico, ha rilanciato un appello forte a favore del No, sottolineando come la posta in gioco vada ben oltre una questione tecnica. In un’intervista al Mattino di Napoli, Boccia ha evidenziato che con questo voto si decide il futuro dell’equilibrio tra i poteri dello Stato e quindi della democrazia italiana.
Francesco Boccia, il referendum e l’equilibrio democratico
Secondo Francesco Boccia, il referendum non riguarda meri aspetti tecnici ma è una sfida cruciale per il sistema democratico italiano. “Non abbiamo guardato i sondaggi – ha spiegato – abbiamo pensato sin dall’inizio che il referendum riguardasse l’equilibrio democratico del Paese”.
Il senatore ha ricordato come le riforme costituzionali promosse dalla maggioranza governativa siano il risultato di un percorso politico interno, partito dal progetto di premierato voluto da Giorgia Meloni, poi accantonato per evitare tensioni con il presidente Sergio Mattarella, passando attraverso l’Autonomia regionale di Roberto Calderoli, fermata dalla Consulta, fino alla riforma della giustizia in discussione. Boccia ha accusato che la riforma della giustizia sia stata “partita per essere una grande battaglia di Forza Italia ma cavalcata poi da Nordio per attaccare la magistratura, uno dei tre poteri dello Stato”.

Indipendenza della magistratura a rischio
Il capogruppo dem ha sottolineato come il nodo centrale sia la volontà, a suo dire, della premier Meloni di “regolare i conti con i magistrati”. Ha messo in guardia sul fatto che, nel caso di vittoria del Sì, si metterebbe a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, principi fondamentali sanciti dalla Costituzione per evitare la concentrazione del potere e mantenere l’equilibrio tra Parlamento, magistratura ed esecutivo. “Chi non vuole una deriva alla Trump in Italia, con una magistratura delegittimata e sottomessa al potere politico, ha oggi una responsabilità precisa: difendere i contrappesi democratici”, ha affermato Francesco Boccia.
Pur riconoscendo la necessità di riforme nella giustizia, ha sottolineato la priorità di “intervenire con assunzioni di personale e garantire tempi certi per i processi”. Infine, ha ribadito che “le riforme costituzionali non si fanno per regolare i conti con qualcuno” e che un eventuale passaggio del Sì potrebbe aprire la strada a ulteriori modifiche istituzionali, come il premierato, con il rischio di concentrare poteri illimitati in un’unica istituzione dello Stato.






