Roma, 3 febbraio 2026 – Domani pomeriggio il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi interverrà in Senato per svolgere le sue comunicazioni sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo pro Askatasuna. L’appuntamento è stato fissato dalla conferenza dei capigruppo del Senato, che ha stabilito anche la trasformazione dell’informativa in comunicazioni ufficiali. Tale modifica implica che, dopo l’intervento del ministro, verranno votate risoluzioni sulle sue comunicazioni, presentate dai vari gruppi parlamentari. La proposta di trasformazione ha incontrato l’opposizione unanime dei partiti contrari.
L’informativa di Piantedosi e il dibattito parlamentare
Oggi, martedì 3 febbraio, l’aula della Camera ha accolto l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sugli scontri avvenuti a Torino con un clima insolito di unità. In apertura, il titolare del Viminale ha voluto rendere omaggio agli agenti rimasti feriti durante i disordini: parole che hanno suscitato un applauso trasversale, con i deputati in piedi. Un segnale che ha fatto da cornice a una relazione dura, incentrata sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle prospettive di intervento del governo.
Il dispositivo di sicurezza e l’azione preventiva
Nel suo intervento, Piantedosi ha rivendicato l’efficacia del lavoro svolto dalle forze dell’ordine, sottolineando come l’azione messa in campo abbia evitato conseguenze ben più gravi rispetto a quanto, a suo dire, rientrava nei programmi dei manifestanti più violenti. Il Ministero dell’Interno aveva disposto l’invio di circa mille unità di rinforzo dai reparti delle forze di polizia e, parallelamente, aveva attivato un sistema di controllo capillare del territorio. Stazioni ferroviarie, aeroporto, caselli autostradali e valichi di frontiera sono stati monitorati per intercettare, anche grazie alle attività informative delle autorità dei luoghi di partenza, l’arrivo di soggetti già noti per precedenti specifici.
Il corteo per Askatasuna e la “resa dei conti”
Secondo il ministro, il corteo svoltosi a Torino in solidarietà ad Askatasuna non sarebbe stato una semplice manifestazione, ma una vera e propria “resa dei conti con lo Stato”. Piantedosi ha ricordato che l’iniziativa era stata preceduta da un’assemblea nazionale tenutasi il 17 gennaio all’Università di Torino, alla quale avevano partecipato circa 750 persone. Tra i presenti figuravano esponenti delle diverse anime dell’antagonismo nazionale, attivisti del sindacalismo di base, del movimento No Tav e dei gruppi ambientalisti, oltre a rappresentanti della Cgil, del partito Alleanza Verdi e Sinistra e della comunità islamica locale.
Piantedosi parla di uno scontro che richiama dinamiche del passato
Nel descrivere il quadro generale, il ministro ha parlato di una strategia mirata ad alzare il livello dello scontro con le istituzioni. Attraverso disordini e violenze, l’obiettivo sarebbe quello di compattare e galvanizzare la galassia anarco-antagonista. Piantedosi ha evidenziato come si stia registrando un innalzamento della tensione che, pur con varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche già vissute in alcune fasi del passato italiano. I fatti di Torino, a suo avviso, mostrerebbero il volto degli antagonisti legati ai centri sociali occupati abusivamente, talvolta favoriti da coperture politiche ben individuabili. Chi sceglie di sfilare accanto a questi gruppi, ha aggiunto, rischia di offrire loro una percezione di impunità.
L’appello di Piantedosi alla condanna unanime delle violenze
Piantedosi ha insistito sulla necessità di una condanna senza ambiguità delle aggressioni e delle violenze, definendola un segnale indispensabile di responsabilità e moderazione. In assenza di una posizione comune, ha avvertito, si rischia di inasprire ulteriormente il confronto e di fornire pretesti a chi vuole alimentare lo scontro. L’auspicio del ministro è che tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento riescano a convergere su posizioni condivise per respingere, senza ipocrisie, ogni tentazione di giustificare o minimizzare espressioni eversive e antidemocratiche, sostenendo al contempo le forze di polizia con nuove misure di tutela.
Il fermo preventivo
Tra i temi più delicati affrontati nell’informativa c’è quello degli strumenti di prevenzione. Piantedosi ha spiegato che il governo sta lavorando all’introduzione di misure specifiche, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già note intenzioni e attitudini. Secondo il ministro, strumenti simili sono già previsti in altri ordinamenti europei senza che ciò venga considerato un attentato alla democrazia. Ha inoltre replicato alle critiche di chi attribuisce gli incidenti esclusivamente a presunte carenze preventive, ribadendo che quanto accaduto è stato il risultato di una precisa volontà criminale.
Le indagini della procura di Torino
Sul fronte giudiziario, la procura di Torino ha avviato un procedimento per devastazione in relazione agli scontri del 31 gennaio. Al momento l’ipotesi di reato è formulata contro ignoti, ma per i singoli episodi segnalati nell’informativa della Digos risultano già 24 iscrizioni nel registro degli indagati. Tre manifestanti sono stati arrestati in flagranza, uno dei quali appartenente al gruppo che ha aggredito un poliziotto, e si trovano in carcere in attesa dell’udienza di convalida.
Il pacchetto sicurezza allo studio del governo
Parallelamente prosegue il lavoro del governo sul cosiddetto pacchetto sicurezza. Le misure allo studio spaziano dal fermo preventivo per impedire ai violenti di raggiungere le piazze, a una stretta sui coltelli per i minorenni, fino all’introduzione di zone rosse e a uno scudo penale esteso non solo agli agenti ma, in determinate condizioni, anche ai cittadini. Tecnici di diversi ministeri si sono riuniti più volte per valutare quali interventi inserire in un decreto legge e quali destinare a un disegno di legge.
Tra le ipotesi in discussione c’è anche la possibilità di trattenere negli uffici di polizia, fino a un massimo di 12 ore – con l’ipotesi di estensione a 48 – persone ritenute pericolose durante i controlli preventivi in vista delle manifestazioni. In chiave di ordine pubblico, è allo studio anche il rafforzamento del daspo urbano, con l’estensione del divieto di accesso alle aree urbane per chi risulti denunciato o condannato per reati commessi durante le proteste. Un impianto normativo che punta, nelle intenzioni dell’esecutivo, a rafforzare la prevenzione e la tutela contro le violenze di piazza.
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