Il decreto Milleproroghe 2026, pubblicato di recente sulla Gazzetta Ufficiale, segna una svolta inattesa per gli incentivi all’occupazione destinati a giovani e donne. In una prima bozza del provvedimento era prevista la proroga di un anno del bonus giovani under 35 e del bonus donne, strumenti pensati per sostenere l’ingresso o il ritorno nel mondo del lavoro di categorie particolarmente vulnerabili. Tuttavia, nel testo definitivo tale proroga non compare, lasciando scoperti migliaia di potenziali beneficiari.
Milleproroghe: bonus e incentivi saltati
Il bonus giovani under 35 e il bonus donne erano stati introdotti per favorire l’occupazione dei gruppi in condizioni svantaggiate, con sgravi contributivi e agevolazioni per le imprese che assumono a tempo indeterminato. La mancata proroga significa che i datori di lavoro e i giovani aspiranti lavoratori dovranno fare riferimento alle scadenze originarie, senza la possibilità di usufruire del beneficio per un anno in più.
Oltre a questi due bonus, non vengono confermati altri incentivi precedentemente previsti, come il bonus per lo sviluppo occupazionale nelle Zone Economiche Speciali (Zes) del Mezzogiorno e gli incentivi per l’autoimpiego nei settori strategici legati alla transizione digitale ed ecologica e allo sviluppo di nuove tecnologie. Queste misure erano considerate fondamentali per stimolare investimenti e occupazione nelle aree più fragili del Paese.
Impatti e criticità
La decisione di non prorogare i bonus riaccende il dibattito sulla politica occupazionale italiana e sul sostegno a categorie particolarmente vulnerabili. Sindacati e associazioni di categoria sottolineano come l’assenza della proroga possa rallentare i processi di inserimento lavorativo di giovani e donne, lasciando incertezza sulle opportunità di assunzione e sulle strategie delle imprese che pianificano investimenti con l’ausilio degli incentivi statali.
In un contesto economico in cui l’occupazione giovanile resta una priorità, la mancata proroga evidenzia la necessità di interventi alternativi o di misure correttive per garantire continuità negli strumenti di supporto all’occupazione. Per ora, aziende e beneficiari dovranno fare i conti con scadenze e regole già esistenti, senza estensioni aggiuntive.





