Roma, 26 febbraio 2026 – In un clima politico sempre più teso, la discussione sulla legge elettorale si arricchisce di nuovi dettagli e critiche, a pochi giorni dal via libera in commissione alla Camera. Mentre il Paese affronta sfide economiche e sociali come il calo della produzione industriale e l’aumento del costo della vita, il confronto parlamentare si concentra su un testo che modifica profondamente il sistema di voto.
Legge elettorale: la proposta di riforma e i suoi punti chiave
La riforma elettorale, supportata dal centrodestra, introduce un meccanismo di premio di governabilità attribuito alla lista o coalizione che raggiunga almeno il 40% dei voti validi. Tuttavia, questo premio non potrà superare il 15% dei seggi, con un limite massimo di 230 seggi alla Camera e 114 al Senato. La distribuzione dei seggi al Senato avverrà su base regionale, per garantire un equilibrio tra rappresentatività e governabilità.
Il testo è stato definito un sistema proporzionale “all’italiana” che integra un correttivo per assicurare maggioranze stabili, in linea con le indicazioni della Corte Costituzionale. La riforma prevede inoltre l’elezione di deputati e senatori per il 40% con sistema maggioritario nei collegi uninominali, mentre il restante 60% sarà assegnato con liste bloccate di 2-6 candidati e quote di genere pari al 40%.
Le critiche e le posizioni delle opposizioni
Il dibattito è acceso. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, critica duramente la scelta del Governo di concentrarsi sulla legge elettorale mentre emergono problemi più urgenti per i cittadini, come l’insicurezza e il caro prezzi. Renzi definisce la proposta più che uno “stabilicum” un “Italicum senza preferenze” e si chiede se non ci siano temi più importanti da affrontare.
Dal canto suo, Fratelli d’Italia, tramite Giovanni Donzelli, risponde alle critiche definendole “preconcette” e si dice pronto a un dialogo costruttivo per migliorare il testo dopo il deposito ufficiale. Nel fronte delle opposizioni, anche Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani esprimono forti riserve. D’Alema denuncia un patto di potere che espropria il ruolo del Presidente della Repubblica e sottolinea l’assenza di un doppio voto come nel sistema tedesco originale. Bersani parla di una legge “poco tedesca e molto italiana”, evidenziando la concentrazione del potere decisionale su pochi soggetti, e chiede un ritorno a un sistema maggioritario più trasparente e rappresentativo.
La presidente della Camera, Laura Boldrini, ribadisce che l’approvazione della legge non implica automaticamente elezioni anticipate, decisione che spetterà al Presidente della Repubblica e alle volontà dei partiti.
Il testo, frutto di un’intesa tra Pd, M5S, Forza Italia e Lega, è ora all’esame dell’Aula e si punta a votarlo entro l’8 giugno, per consentire un passaggio finale in Senato entro la prima settimana di luglio.






