La trasferta a Dubai del ministro della Difesa Guido Crosetto, coincisa con le ore più calde dei raid congiunti di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, continua a sollevare interrogativi. La versione fornita dal titolare della Difesa, tra interviste e audizioni parlamentari, presenta infatti diversi punti critici che meritano di essere messi in fila.
Crosetto a Dubai, tempistiche e informazioni: cosa sapeva davvero il ministro?
Crosetto sostiene di non essere stato preallertato dell’attacco: “Ci hanno avvisato quando hanno avvisato gli altri, ad attacco in corso”. Una dichiarazione che apre un doppio fronte.
Da un lato, implica che l’Italia non abbia ricevuto alcuna informazione preventiva dagli alleati, circostanza che pone interrogativi sul peso del Paese negli equilibri internazionali. Dall’altro, però, stride con alcuni passaggi del racconto dello stesso ministro.
Crosetto parte venerdì per Dubai, ufficialmente per motivi familiari. Sabato, a escalation già avviata, afferma di aver compreso che — “a differenza di altre volte” — ci sarebbe potuto essere un attacco anche contro gli Emirati. Ma se, come dichiarato, la reazione iraniana su Dubai “non era stata ipotizzata da nessuno”, come avrebbe potuto maturare in poche ore una valutazione così precisa del rischio?
O le informazioni c’erano e non erano state condivise prima, oppure la percezione del pericolo è cambiata in modo repentino e poco spiegato.
L’“accelerazione non prevista” e le esercitazioni annunciate
Il ministro ha parlato di un’accelerazione militare non prevedibile. Eppure, da giorni si susseguivano indiscrezioni su possibili operazioni contro Teheran; analisti e media internazionali riferivano di esercitazioni israeliane e movimenti strategici.
Crosetto ha poi ammesso che un’operazione statunitense era prevista in settimana e che gli alleati europei ne erano al corrente, seppure senza dettagli operativi. Se così fosse, resta da chiarire quale fosse il livello di consapevolezza del governo italiano e se vi sia stato un allineamento tempestivo tra Difesa, Farnesina e Presidenza del Consiglio.
La narrazione dell’imprevedibilità assoluta appare dunque meno lineare di quanto sostenuto.
Crosetto a Dubai: vacanza privata o missione istituzionale?
Altro nodo: la natura del viaggio. Crosetto ha spiegato di aver scelto di partire come privato cittadino, unendo un periodo di ferie a incontri istituzionali ad Abu Dhabi. Una scelta “magari sbagliata”, ha ammesso.
Qui emergono almeno due anomalie.
La prima riguarda l’informazione interna al governo. I vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno dichiarato di non essere stati informati della trasferta. Un’assenza di comunicazione che, in una fase internazionale così delicata, appare quantomeno irrituale.
La seconda riguarda l’incontro ufficiale con il ministro della Difesa emiratino Mohamed bin Mubarak bin Fadhel Al Mazrouei, reso noto solo successivamente dal dicastero. Se l’impegno era istituzionale, è legittimo chiedersi come possa essere stato gestito come un’estensione di una vacanza privata, senza scorta e senza comunicazioni formali condivise.
Il ministro senza scorta in uno scenario ad alta tensione
Crosetto ha rivendicato la scelta di viaggiare senza scorta perché si trattava di una questione familiare. Ma la figura del ministro della Difesa non è mai del tutto “privata”, soprattutto in un contesto di tensione crescente in Medio Oriente.
È prassi che un titolare di quel dicastero si muova all’estero con modalità del tutto civili, in una fase in cui alleati strategici sono in procinto di colpire un Paese come l’Iran? La scelta, pur legittima sul piano personale, solleva dubbi sulla valutazione del rischio e sulla coerenza con il ruolo ricoperto.
Il rientro con volo militare e la tariffa triplicata
Il rientro in Italia con un volo militare è, in sé, comprensibile in un momento di crisi. Più singolare è la decisione del ministro di pagare tre volte la tariffa prevista per gli ospiti dei voli di Stato, per evitare accuse di aver utilizzato risorse pubbliche.
Una scelta che lui stesso ha definito volta a “togliere la possibilità di attaccarmi”. Ma l’effetto è stato opposto: l’atto, presentato come gesto di trasparenza, ha alimentato ulteriori sospetti. Perché anticipare una polemica che ancora non c’era? Perché sottolineare così marcatamente un dettaglio amministrativo?
Il viaggio di Crosetto a Dubai: una versione che lascia troppe domande aperte
Resta il quadro complessivo: un ministro in vacanza che svolge impegni istituzionali, non informa (a quanto pare) parte dell’esecutivo, si dichiara non preallertato ma poi valuta rapidamente un rischio specifico per gli Emirati, decide di restare per scelta personale, rientra con volo militare pagando una cifra extra per evitare critiche.
Ogni singolo episodio può avere una spiegazione. È la loro concatenazione a rendere la vicenda opaca.
In una fase internazionale ad alta instabilità, la credibilità delle istituzioni si misura anche sulla coerenza dei comportamenti e sulla linearità delle versioni fornite. Ed è proprio su questo terreno che la storia del viaggio a Dubai continua a non tornare del tutto.






