Roma, 10 gennaio 2026 – La conferenza stampa di Giorgia Meloni è iniziata da pochi minuti quando filtra il primo, vero segnale positivo di una giornata fino ad allora segnata dall’incertezza: “Ora sarà più facile liberare Alberto Trentini“, confida uno dei mediatori impegnati fin dall’inizio della vicenda. Poco prima, la premier ha reso pubblico il messaggio inviato alla presidente venezuelana Delcy Rodríguez. Un gesto che lascia intendere che qualcosa, finalmente, si sia mosso.
Il riconoscimento chiesto da Caracas
L’apertura arriva in un momento estremamente delicato, quando si temeva di essere ormai fuori tempo massimo. Dopo le speranze di giovedì, alimentate dalle prime liberazioni — in particolare quelle dei cittadini spagnoli — da Caracas non erano giunti segnali che facessero pensare a una imminente scarcerazione di Alberto Trentini. Il silenzio delle ore successive aveva riacceso i timori che il cooperante italiano restasse escluso dal gruppo dei detenuti destinati alla libertà. Da qui, la scelta più netta da parte del governo italiano.
L’Italia compie ciò che il Venezuela sollecitava da mesi: un riconoscimento esplicito dell’interlocutore. Non un’apertura al precedente assetto guidato da Nicolás Maduro, mai formalizzata da Roma, ma il riconoscimento della nuova leadership rappresentata da Delcy Rodríguez. È un passaggio che Caracas aveva posto sin dall’inizio della vicenda Trentini, insieme alla richiesta di chiudere il contenzioso legato al caso di Alex Saab, l’imprenditore vicino al chavismo arrestato all’estero, trasferito negli Stati Uniti e poi condannato in Italia per riciclaggio.

Nel messaggio diffuso a ridosso della conferenza stampa, Meloni scrive: “Seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas“. E aggiunge: “Esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra cui anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua“.
Poco dopo, rispondendo ai cronisti, la premier rafforza il concetto, definendo il segnale venezuelano come un gesto di pacificazione destinato ad avere un peso nei rapporti bilaterali. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani adotta per la prima volta la formula “presidente Delcy Rodríguez“, superando un tabù lessicale. È la stessa figura che si era irrigidita dopo la telefonata di Meloni a Maria Corina Machado, avversaria di Maduro e premio Nobel.
Seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas. In tal senso esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra i quali anche…
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) January 9, 2026
Le rassicurazioni e l’attesa finale per Alberto Trentini
Il messaggio italiano raggiunge Caracas e arrivano le prime rassicurazioni. Secondo fonti coinvolte nella mediazione, Alberto Trentini sarebbe stato inserito in una lista di circa quaranta detenuti destinati alla scarcerazione. Un passaggio reso possibile anche dal ruolo degli Stati Uniti, affiancati da altri paesi, in particolare il Brasile di Lula.
Sui tempi, però, non ci sono certezze. Ufficialmente è impossibile fare previsioni, anche se ufficiosamente si parla di orizzonti non lunghi. In queste ore, infatti, il Venezuela sta liberando detenuti dal carcere di Rodeo, lo stesso in cui è rinchiuso Trentini. Resta aperto un nodo procedurale: trovare una motivazione giuridica per la liberazione di persone in attesa di giudizio o già condannate. Per questo si valuta un provvedimento di amnistia, che consentirebbe di superare gli ostacoli formali.
“Il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni“, assicura Meloni, ribadendo l’impegno fino a quando la madre di Alberto, Armanda, potrà riabbracciare il figlio. Tra chi segue il dossier, la sensazione è che questa sia davvero l’ultima curva. Con la speranza che, dopo tredici mesi di attesa e molti errori, la strada possa finalmente riportare a casa Alberto Trentini.






