Roma, 9 marzo 2026 – Al Palazzo del Quirinale si è svolta oggi la cerimonia ufficiale per celebrare la Giornata Internazionale della Donna, un evento che ha visto la partecipazione delle massime cariche dello Stato, tra cui il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La ricorrenza, che quest’anno assume un significato particolare in coincidenza con l’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana, ha rappresentato un’occasione per riflettere sul percorso compiuto dalle donne italiane e sulle sfide ancora aperte verso la piena parità di genere.
La cerimonia al Quirinale: voci e testimonianze femminili
La celebrazione si è aperta con la proiezione del filmato “Donne nella Repubblica”, realizzato da Rai Teche, che ha introdotto il tema centrale della giornata. La conduzione è stata affidata alla cantautrice Malika Ayane, che ha animato la manifestazione con letture e performance musicali. In particolare, l’attrice Benedetta Porcaroli ha letto due brani tratti dal libro “L’italiana in Italia”, contribuendo a raccontare le esperienze e le storie di donne italiane.
L’evento ha inoltre visto gli interventi di figure rappresentative di diversi ambiti professionali e culturali: dalla storica Giulia Galeotti alla velista Caterina Banti, dalla medico e scrittrice Cristina Cassar Scalia alla stessa Malika Ayane, fino all’ingegnere Amalia Ercoli Finzi. Un coro di testimonianze che ha messo in luce la pluralità delle esperienze femminili e il loro contributo alla società italiana.
Presenti alla cerimonia anche importanti esponenti istituzionali, tra cui il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il Presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, la Vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, e il Vicepresidente della Corte costituzionale, Luca Antonini.
Le parole di Mattarella: un bilancio e un impegno per il futuro
Nel suo intervento conclusivo, il Presidente Mattarella ha tracciato un quadro storico e attuale del ruolo delle donne nella Repubblica Italiana, sottolineando come “la Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica. E l’equilibrio non è ancora alla pari”.
Rievocando le tappe fondamentali delle conquiste legislative, Mattarella ha citato norme chiave come il divieto di sfruttamento della prostituzione del 1958, la tutela delle lavoratrici madri del 1971, la riforma del diritto di famiglia del 1975, l’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore nel 1981, e la legge sulle pari opportunità che ha aperto la strada all’uguaglianza nei luoghi di lavoro. Ha inoltre ricordato la legge 66 del 1996 che ha qualificato la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale, insieme a successive normative contro lo stalking, la discriminazione di genere e il femminicidio.
Il Capo dello Stato ha evidenziato come “non si tratta solo di rafforzare le leggi, ma di depurare gli animi da una mentalità distorta, che si alimenta di pregiudizi atavici e ignoranza colpevole”. L’educazione al rispetto, ha affermato, deve partire dalla famiglia, dalla scuola e dal mondo del lavoro per costruire una società in cui nessuna donna tema per la propria sicurezza o si senta sola.
Sergio Mattarella ha inoltre posto l’accento sulla necessità di abbattere il divario salariale, aumentare la presenza femminile nei ruoli apicali e sostenere la maternità senza penalizzazioni di carriera. “Una società che investe nelle donne diventa più equa, più forte, più innovativa, più dinamica”, ha detto, ricordando che l’economia cresce con il lavoro femminile e con esso migliora la qualità della vita complessiva.
Sottolineando che la presenza delle donne nelle istituzioni e nelle professioni non è “una questione di quote”, Mattarella ha spiegato che essa “è il segno di una Repubblica che riconosce e valorizza tutte le energie migliori di cui dispone”. Il percorso verso la parità, ha ricordato, è stato lungo: dal voto alle donne del 1946, definito “un’autentica rivoluzione”, alle prime donne in cariche istituzionali di rilievo, fino alle più recenti presenze femminili ai vertici di Camera, Senato, Corte costituzionale e Consiglio dei ministri.
Infine, il presidente ha richiamato l’attenzione su un’ulteriore sfida culturale: “il percorso potrà dirsi concluso solo quando non si chiederà più alle donne di assumere modelli di comportamento maschili per vedere riconosciute il proprio ruolo, le proprie capacità e qualità”. Finché questo non accadrà, ha ammonito, si continuerà a perdere valore e opportunità per l’intera società italiana.






