Roma, 3 febbraio 2026 – L’iscrizione nel registro degli indagati dei quattro poliziotti coinvolti nella sparatoria con un rapinatore a Rogoredo ha impresso un’ulteriore accelerazione al pacchetto sicurezza: scudo penale, divieti sui coltelli e misure contro la violenza giovanile confluiranno nel decreto-legge che domani sarà all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri, insieme a un disegno di legge di completamento. L’indicazione è di procedere con un provvedimento urgente e indifferibile da approvare entro la settimana, come emerso dal vertice convocato ieri a Palazzo Chigi dalla premier Giorgia Meloni con i principali esponenti del governo e i vertici delle Forze dell’ordine, dopo le violenze al corteo di Askatasuna a Torino.
Si dovrebbe tenere giovedì pomeriggio alle 17, secondo quanto si apprende, e non mercoledì come inizialmente programmato, il prossimo Consiglio dei ministri. Sul tavolo, come emerso anche dalla riunione di governo di ieri a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, dovrebbe arrivare il nuovo pacchetto sicurezza che dovrebbe contare un decreto legge e un disegno di legge.
Decreto sicurezza e scudo penale: il fermo di prevenzione
Nel decreto sicurezza potrebbe trovare spazio anche la norma più controversa, nonostante l’accordo politico: il cosiddetto fermo di prevenzione, che consentirebbe alle forze dell’ordine di trattenere fino a 12 ore, durante servizi di prevenzione per manifestazioni pubbliche, persone ritenute potenzialmente pericolose. Una misura contestata per i profili di costituzionalità e per l’impatto sul diritto di manifestare.
Dalla riunione tecnica degli uffici legislativi dei ministeri interessati e di Palazzo Chigi, incaricati di individuare una formulazione capace di superare le possibili obiezioni del Quirinale, è arrivato in serata il via libera. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che aveva inserito la norma nel disegno di legge, è intenzionato a procedere, forte dell’intesa politica e del parere dei tecnici. Oggi sono previste ulteriori riunioni per affinare il testo, ma la decisione finale, dopo i necessari contatti con il Colle, spetterà a Palazzo Chigi. Il governo sceglie così di alzare la posta nel confronto istituzionale; qualora il fermo di prevenzione fosse stralciato all’ultimo momento, resterebbe comunque prioritario l’inserimento dello scudo penale.
La possibile rimodulazione del fermo di prevenzione si fonderebbe sull’intervento dell’autorità giudiziaria, cui il trattenimento per accertamenti sarebbe sottoposto, nel rispetto del principio costituzionale che attribuisce alla magistratura i provvedimenti limitativi della libertà personale. Verrebbero inoltre precisati gli “elementi di fatto” che giustificano il fermo: precedenti specifici, possesso di armi, uso di caschi o cappucci per travisare il volto.

L’estensione della legittima difesa
Non ci sono invece incertezze sull’inserimento nel decreto sicurezza della norma che esclude l’automatica iscrizione nel registro degli indagati per chi commette reati in presenza di una causa di evidente giustificabilità. Una disposizione pensata per le forze dell’ordine ma valida per tutti i cittadini, che estende di fatto la legittima difesa e rafforza le tutele per gli operatori in divisa nell’adempimento del dovere. Il governo ritiene superati anche i rilievi legati all’assenza di una valutazione preventiva dell’autorità giudiziaria e alle conseguenze sulla partecipazione ad atti irripetibili, come l’autopsia di un’eventuale vittima.
Via libera anche alle misure di prevenzione della violenza giovanile. Nel decreto entrano tutte le norme sui coltelli: divieto di porto e di vendita di qualsiasi lama ai minorenni, accompagnato da sanzioni amministrative ritenute particolarmente efficaci dal Viminale. Tra queste, la sospensione di patente, passaporto o permesso di soggiorno per gli stranieri, l’abbassamento da 14 a 12 anni dell’età per l’ammonimento del questore e le multe per i genitori.
Restano infine nel decreto le disposizioni che rendono ordinaria l’istituzione delle zone rosse con l’allontanamento di persone con precedenti penali, la stretta sulle espulsioni dei migranti irregolari e le norme su accesso e carriere nelle forze dell’ordine.






