Roma, 11 marzo 2026 – Le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulle tensioni in Medio Oriente e sulla crisi in Iran hanno aperto una giornata politica intensa e segnata da forti contrasti tra maggioranza e opposizione. La premier ha proposto un «tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi» per affrontare insieme la delicata situazione internazionale, ma l’iniziativa si è subito arenata di fronte alle critiche del centrosinistra.
La proposta di coesione nazionale di Meloni e la risposta dell’opposizione
L’intervento di Meloni al Senato è stato improntato a un appello alla «coesione nazionale», con la volontà di costruire un fronte comune sull’emergenza mediorientale. Nel suo discorso ha definito l’intervento di Stati Uniti e Israele «unilaterale e fuori dal perimetro del diritto internazionale», pur sottolineando che l’Italia non intende entrare nel conflitto, né è complice di decisioni altrui. La premier ha ribadito la necessità di evitare un’escalation, puntando a riportare la crisi su canali diplomatici e proponendo al G7 un confronto con il Consiglio di cooperazione del Golfo.

Tuttavia, l’offerta di un tavolo politico per discutere della crisi è stata accolta con freddezza dal centrosinistra. Giuseppe Conte, leader del M5S, ha definito l’iniziativa come «una sfilata a Palazzo Chigi, una presa in giro», mentre la segretaria del Pd Elly Schlein ha rimarcato che l’appello della premier è arrivato in ritardo e si è esaurito in poche ore. Schlein ha ammonito Meloni a «posare la clava» e a evitare di trascinare l’Italia in una «lotta nel fango» politica.
Tensioni e accuse reciproche in Parlamento
Nella replica alla Camera, Giorgia Meloni ha alzato i toni, dichiarandosi «contenta di essere diversa» da Pd e M5S, che ha accusato di fare «propaganda a buon mercato» sul ruolo degli Stati Uniti nell’uccisione nel 2020 del generale iraniano Qasem Soleimani, figura di rilievo militare e strategico per l’Iran, assassinato da un attacco aereo Usa a Baghdad. La premier ha criticato lo «strabismo» del centrosinistra, che a suo dire sostiene gli Usa solo quando liberano l’Europa dal nazifascismo, ma non quando intervengono in altri contesti.
La risposta di Conte non si è fatta attendere: ha definito Meloni «priva di scrupoli» per aver paragonato l’attacco di un drone americano, una reazione a un attacco all’ambasciata Usa a Baghdad, con il silenzio «complice» sul genocidio di bambini palestinesi. Il confronto in aula ha dunque evidenziato un clima di forte divisione e mancanza di dialogo tra maggioranza e opposizione sul tema della politica estera italiana e sul ruolo degli Stati Uniti nel Medio Oriente.
Le posizioni di Meloni sulla crisi e sulle misure interne
Nel suo discorso, la presidente del Consiglio ha evidenziato una «prudenza estrema» davanti a uno scenario internazionale che «costringe a scegliere tra cattive opzioni». Meloni ha sottolineato che la priorità del governo è riportare la crisi in una dimensione diplomatica, evitando un coinvolgimento diretto dell’Italia nel conflitto. Ha inoltre espresso la propria contrarietà a qualunque escalation, citando la strage avvenuta in una scuola a Minab e la morte di civili in Libano, tra cui un parroco di Qlayaa.
Sul piano interno, la premier ha apprezzato la decisione dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) di liberare 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche, definendola una «mitigazione immediata» per contrastare l’impennata dei prezzi dei carburanti. Il governo ha annunciato la disponibilità ad aumentare le tasse per chi specula sui carburanti e ha preso tempo per valutare un possibile adeguamento delle accise mobili, monitorando l’andamento dei prezzi nel prossimo futuro. Nel confronto con Matteo Renzi, Meloni ha respinto l’accusa di aver aumentato le accise, affermando di averle «solo allineate».
Sul fronte europeo, la presidente del Consiglio anticipa che al prossimo Consiglio Ue chiederà la sospensione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) per il settore termoelettrico, tema rilevante nel contesto energetico e ambientale europeo.
Infine, Meloni ha affrontato anche la questione dei centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) in Albania e ha criticato alcune decisioni giudiziarie considerate «ingiustificate», che impedirebbero il rimpatrio di persone, tra cui anche stupratori di minori, perché presentano richieste di protezione internazionale.
Questioni militari e ruolo dell’Italia nel Mar Mediterraneo e nel Golfo
Sul piano della sicurezza internazionale, il governo italiano si mostra prudente circa l’eventuale schieramento di navi nella regione dello Stretto di Hormuz, area cruciale per la libertà di navigazione e per la stabilità energetica globale. Meloni ha riferito che è in corso un dibattito su quali strumenti utilizzare per difendere questa libertà senza esporre l’Italia a rischi di coinvolgimento diretto nel conflitto. Ha promesso che ogni decisione su eventuali utilizzi delle basi militari italiane, anche in risposta a richieste degli Stati Uniti, sarà discussa con il Parlamento.
In conclusione, la giornata parlamentare ha messo in luce una netta frattura tra maggioranza e opposizione sulla gestione della crisi mediorientale, sull’atteggiamento verso gli Stati Uniti e sulla politica estera dell’Italia, mentre il governo insiste su un approccio cauto, volto a evitare l’escalation e a mantenere un equilibrio diplomatico in uno scenario internazionale complesso e instabile.






