Roma, 12 marzo 2026 – In un’intervista rilasciata a Il Resto del Carlino, Pier Ferdinando Casini, senatore ed ex presidente della Camera, ha commentato il recente invito della premier Giorgia Meloni a un tavolo di confronto con le opposizioni a Palazzo Chigi, definendolo “meglio tardi che mai”, pur sottolineando alcune criticità nel tempismo e nel modo in cui è stato proposto.
Casini sull’invito al tavolo di confronto: “Meglio tardi che mai”
“Di fronte a una vicenda internazionale di questa portata, l’appello l’avrei fatto il primo giorno, e non dopo quindici. Il rischio è che appaia un po’ strumentale”, ha osservato Casini. Tuttavia, ha aggiunto che in situazioni di emergenza è importante che chi possiede intelligenza politica la metta a disposizione, e quindi non respingerebbe l’invito a sedersi a un tavolo di confronto. “Si sta arrivando tardi e male, ma è meglio tardi e male che niente”, ha concluso.
Riguardo alle dinamiche interne dell’opposizione, Casini ha evidenziato come ci siano posizioni diverse, soprattutto nel Partito Democratico e nella leadership di Elly Schlein, su temi come l’Ucraina, la Palestina e il Board of Peace. “L’opposizione ha problemi di dinamiche interne che la condizionano”, ha detto, sottolineando anche il ruolo di Giuseppe Conte nella formazione delle alleanze interne.
Casini ha inoltre affrontato la questione dell’uso delle basi militari americane sul territorio italiano, ricordando che l’Italia è vincolata da accordi internazionali simili a quelli di Spagna e Francia. “Se venissero richieste nuove concessioni oltre gli accordi vigenti, si porrebbe una questione molto seria, che richiederebbe una concertazione europea”, ha puntualizzato.
La posizione di Casini sul rapporto Meloni-Trump e sulla politica estera italiana
Un passaggio importante dell’intervista ha riguardato il rapporto tra la premier Giorgia Meloni e il presidente statunitense Donald Trump. Casini ha evidenziato che Meloni ha il problema di smarcarsi da Trump, anche se non vuole ammetterlo apertamente, poiché la sua vicinanza, inizialmente percepita come un’opportunità, oggi sembra rappresentare un limite nella politica internazionale italiana.
“Trump non ha fatto sconti all’Italia e ha una politica che prescinde dall’Europa, considerandola quasi come una banda di scrocconi”, ha affermato Casini. La premier, ha aggiunto, cerca di conciliare la relazione con Trump e quella con l’Europa, ma “deve chiarire l’ordine delle priorità, che sono prima l’Unione europea, poi il Regno Unito, e infine gli USA”.
In merito al Board of Peace, istituzione internazionale di cui l’Italia ha dichiarato di voler osservare le mosse senza aderirvi per vincoli legati alla Costituzione, Casini ha espresso un giudizio critico, definendolo una “visione privatistica di dinamiche internazionali” che ignora le tragedie di milioni di persone, e ha suggerito che l’Italia potrebbe adottare un atteggiamento simile ad altri Paesi europei, limitandosi a mandare ambasciatori per cortesia.
Infine, a proposito delle critiche rivolte a Meloni per la sua ridotta presenza in Parlamento durante la crisi internazionale, Casini ha difeso la premier, ricordando che altri esponenti di governo, come Guido Crosetto e Antonio Tajani, sono intervenuti più volte nelle ultime settimane.
Pier Ferdinando Casini si conferma così una voce autorevole nel dibattito politico italiano, capace di analizzare con equilibrio le complesse dinamiche interne ed esterne che coinvolgono il governo guidato da Giorgia Meloni.






