Roma, 16 gennaio 2026 – La pensione anticipata a 64 anni continua a essere una possibilità anche per il 2026, sebbene le condizioni per accedervi siano diventate più stringenti a seguito degli ultimi interventi legislativi. Le modifiche normative, in particolare quelle introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, hanno ristretto la platea dei lavoratori che possono usufruire di questa opzione, rendendo la strada verso l’anticipo pensionistico più complessa.
I requisiti per la pensione anticipata a 64 anni nel 2026
Il criterio fondamentale per accedere alla pensione anticipata a 64 anni nel 2026 è il possesso di un sistema contributivo puro, ovvero il calcolo dell’assegno pensionistico esclusivamente basato sui contributi effettivamente versati, escludendo quindi la quota calcolata sulle ultime retribuzioni. Questo sistema si applica ai lavoratori che non hanno contributi versati prima del 1° gennaio 1996, data di entrata in vigore della Riforma Dini del sistema pensionistico. Anche un solo giorno di contributi prima di tale data determina l’applicazione del sistema “misto”, che combina quota contributiva e quota retributiva, escludendo così la possibilità di pensionamento anticipato a 64 anni con il sistema contributivo puro.
Eccezione a questa regola riguarda gli iscritti alla Gestione Separata Inps, per i quali la pensione a 64 anni con sistema contributivo puro resta possibile anche in presenza di contributi pre-1996.
Per il 2026, oltre al requisito del sistema contributivo puro, è necessario soddisfare un triplice requisito:
– aver compiuto almeno 64 anni di età;
– aver accumulato almeno 20 anni di contributi effettivi (escludendo contributi figurativi, volontari o riscatti per questo requisito specifico);
– avere un assegno pensionistico calcolato pari ad almeno tre volte l’importo dell’assegno sociale.
Per il 2026, l’assegno sociale è fissato in 546,24 euro lordi mensili, pertanto la soglia minima dell’assegno pensionistico da superare è di 1.638,72 euro lordi mensili. Questa soglia selettiva esclude numerosi lavoratori con carriere discontinue o retribuzioni medie-basse.

Agevolazioni per le donne e novità sulla previdenza integrativa
La normativa prevede agevolazioni per le donne con figli:
– per chi ha un figlio, la pensione deve essere almeno 2,8 volte l’assegno sociale (circa 1.529,47 euro);
– per due o più figli, la soglia scende a 2,6 volte l’assegno sociale (1.420,22 euro).
Una modifica significativa introdotta nel 2026 riguarda la previdenza complementare. Fino al 2025, era possibile integrare l’importo dell’assegno pensionistico pubblico con la rendita dei fondi pensione per raggiungere la soglia minima necessaria. Dal 1° gennaio 2026, invece, l’importo minimo deve essere garantito esclusivamente dalla pensione pubblica, escludendo la somma delle rendite aggiuntive provenienti dalla previdenza complementare. Questa disposizione rende più difficile l’accesso alla pensione anticipata per molti lavoratori.
Le prospettive future e le strategie per il pensionamento
Il 2026 rappresenta probabilmente uno degli ultimi anni in cui la pensione anticipata a 64 anni resta accessibile con requisiti relativamente meno severi. Dal 2027, infatti, l’età minima salirà a 64 anni e un mese e continuerà ad aumentare progressivamente. Dal 2030, inoltre, l’anzianità contributiva richiesta salirà da 20 a 30 anni.
Per chi intende usufruire della pensione anticipata nel 2026, il consiglio principale è di richiedere un preventivo di pensione all’Inps per valutare l’importo esatto dell’assegno. Solo così si può verificare se si supera la soglia minima prevista.
In caso di mancato raggiungimento della soglia minima, le alternative sono:
– posticipare la data di uscita dal lavoro per maturare ulteriori contributi e aumentare l’assegno;
– valutare altre forme di pensionamento anticipato;
– attendere il pensionamento di vecchiaia, fissato a 67 anni per il 2026.
Queste misure confermano come il sistema pensionistico italiano stia progressivamente innalzando i requisiti per l’accesso all’anticipo pensionistico, rendendo sempre più necessaria una pianificazione previdenziale accurata e l’eventuale ricorso agli strumenti di previdenza complementare, pur con i limiti introdotti dalla nuova normativa.





