Quali sono le migliori università d’Europa? Sono stati pubblicati i dati aggiornati del QS World University Rankings: Europe 2026, la classifica che analizza la qualità e il posizionamento delle università europee, misurandole attraverso dodici indicatori chiave. La fotografia che emerge conferma la presenza significativa dell’Italia nel panorama accademico europeo, con 65 università italiane inserite in graduatoria, posizionandosi come il quarto Paese più rappresentato dopo Regno Unito, Turchia e Germania.
Migliori università d’Europa: l’Italia nella classifica europea
Nonostante il numero elevato di atenei presenti nella lista, soltanto quattro università italiane si collocano nelle prime 100 posizioni della classifica. Il miglior risultato spetta al Politecnico di Milano, che si conferma l’ateneo italiano di punta, posizionandosi al 38° posto nel 2025 e al 45° nel 2026, anche se con una lieve flessione rispetto all’anno precedente. Seguono l’Università di Bologna, in crescita significativa con un balzo di 30 posizioni che la porta al 48° posto, l’Università di Roma La Sapienza al 66° posto e l’Università di Padova al 87°. Il quadro italiano riflette una situazione di crescita frammentata: alcune università guadagnano posizioni mentre molte altre registrano un calo, soprattutto per il rapporto docenti/studenti e l’internazionalizzazione.
A livello nazionale, il Politecnico di Milano emerge anche per la qualità della ricerca e la reputazione presso i datori di lavoro, classificandosi 18° in Europa per questo indicatore. L’ateneo milanese è inoltre primo in Italia per la percentuale di studenti internazionali e per lo scambio di studenti in entrata, al 33° posto europeo.
Le eccellenze accademiche italiane e le criticità
L’Italia eccelle nella produzione scientifica e nella rete di collaborazioni internazionali, con atenei come l’Università Vita-Salute San Raffaele e l’Università di Brescia che si distinguono per l’impatto delle loro pubblicazioni e per il rapporto docenti/studenti. L’Università di Bologna è inoltre riconosciuta per il suo impegno nella sostenibilità, entrando nella top 50 europea per questo indicatore.
Tuttavia, la classifica mette in luce anche alcune criticità strutturali. Il rapporto docenti/studenti, ad esempio, penalizza molte università italiane, risultando meno della metà rispetto alla media europea. Analogamente, la presenza di docenti internazionali è modesta, così come la capacità di attrarre studenti stranieri, che resta inferiore rispetto agli altri grandi Paesi europei. Questa situazione contribuisce a una fuga di talenti che vede l’Italia tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, con quasi 100mila laureati in meno tra i 25 e i 35 anni nell’ultimo decennio, una dinamica che rischia di influire negativamente sulla produttività e sulla crescita economica del Paese.
Il panorama europeo: dominio britannico e leadership scientifica
A livello europeo, la classifica 2026 conferma il dominio delle università britanniche, che occupano sette dei primi dieci posti della graduatoria. L’Università di Oxford si riconferma miglior università del continente, scalzando l’Eth di Zurigo, seconda, e l’Imperial College di Londra, terzo. Le istituzioni britanniche si distinguono anche per la reputazione accademica e l’impatto della ricerca, mentre la Germania primeggia per le risorse didattiche e il rapporto docenti/studenti, essendo il Paese con il maggior numero di università top 50 in questa categoria.
La Francia si presenta come un motore della ricerca scientifica, con sei università nella top 10 europea per numero di articoli pubblicati per ricercatore, e si distingue nelle collaborazioni internazionali. La Spagna, con cinque atenei nella top 100, vede l’Universitat de Barcelona in testa alla classifica nazionale.






