Potrebbe esserci una traccia biologica di Leonardo da Vinci nascosta tra le pagine dei suoi manoscritti e le superfici delle sue opere. È questa l’ipotesi che sta attirando l’attenzione della comunità scientifica internazionale: il DNA del genio rinascimentale potrebbe essere rimasto “incastonato” nei materiali che ha toccato e utilizzato nel corso della sua vita artistica e intellettuale. Un’idea che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza, ma che oggi trova nuovo slancio grazie a tecniche avanzate di sequenziamento genetico e analisi dei materiali storici.
Il Leonardo da Vinci DNA Project
A portare avanti questa linea di ricerca è il Leonardo da Vinci DNA Project, un team di studiosi italiani che da anni lavora per ricostruire il profilo genetico dell’artista. Le analisi si sono concentrate su oggetti emblematici come il Codice Leicester, celebre manoscritto di appunti scientifici, e su alcune opere pittoriche attribuite a Leonardo.
Secondo i ricercatori, sarebbero stati recuperati frammenti di DNA umano dalle fibre della carta e persino dai pigmenti utilizzati nei dipinti. In particolare, sarebbero emerse sequenze riconducibili al cromosoma Y, compatibili con un gruppo genetico diffuso in Toscana, la terra natale di Leonardo, nato a Vinci nel 1452.
Come il DNA può sopravvivere nei secoli
La chiave di questa scoperta risiede nell’interazione diretta tra l’artista e i suoi strumenti di lavoro. Come molti creatori del Rinascimento, Leonardo manipolava materiali, colori, oli e supporti senza l’uso di protezioni. Un contatto costante e diretto che avrebbe potuto lasciare microtracce biologiche sulle superfici.
Le moderne tecniche di analisi consentono oggi di individuare e isolare queste tracce, dimostrando che il DNA può conservarsi sorprendentemente a lungo, anche su oggetti di valore storico e artistico inestimabile.
Nuove prospettive sulla vita di Leonardo Da Vinci
Le implicazioni vanno ben oltre la semplice curiosità scientifica. L’eventuale conferma della presenza del DNA di Leonardo potrebbe aiutare a chiarire aspetti ancora oscuri della sua biografia, dalle origini familiari alle condizioni di salute. Non solo: la presenza di materiale genetico appartenente ad altre persone potrebbe raccontare molto sulle collaborazioni, sugli allievi e sull’ambiente sociale in cui l’artista operava.
Oggetti, strumenti e opere diventerebbero così testimoni silenziosi non solo della creatività di Leonardo, ma anche della rete di relazioni umane che lo circondava.
Arte e genetica: una frontiera tutta da esplorare
Pur senza risultati definitivi già pubblici, la scoperta rappresenta un punto di svolta nel dialogo tra scienza e storia dell’arte. Il DNA potrebbe diventare una nuova chiave di lettura per comprendere i grandi maestri del passato, aprendo una prospettiva inedita sul rapporto tra l’artista, le sue opere e il mondo che lo ha ispirato.
Leonardo da Vinci, ancora una volta, si conferma protagonista di una rivoluzione: questa volta non artistica o scientifica, ma genetica.
