Quando un alimento è andato a male, la tentazione è sempre la stessa: apri il rubinetto, un colpo di acqua calda, via tutto nel lavandino. Latte rancido, sugo scaduto, salse avanzate, liquidi di conserve… in pochi secondi hai risolto e ti senti pure virtuoso: “almeno non puzza nel secchio”.
Il problema è che lo scarico di casa non è progettato per ingoiare qualsiasi cosa. È l’inizio di un sistema delicato: prima le tubature domestiche, poi le fognature, infine gli impianti di depurazione. Se butti dentro liquidi grassi o molto “ricchi” di sostanza organica, quel sistema deve lavorare di più. E quando lavora di più, aumenta la possibilità di guasti, ostruzioni, cattivi odori e costi (che, spoiler: ricadono su tutti).
Il vero killer delle tubature: grassi, oli e “effetto colla”
Partiamo dal più noto, perché qui non ci sono dubbi: grassi e oli sono nemici naturali degli scarichi. Anche se li vedi “liquidi”, appena entrano nelle tubazioni più fredde possono addensarsi e attaccarsi alle pareti. Nel tempo diventano una specie di patina appiccicosa che cattura di tutto: residui di cibo, capelli, saponi, persino fibre di salviette e carta. Nelle fognature, questa roba può trasformarsi in blocchi enormi (i famosi fatberg), con conseguenze pesanti sul funzionamento della rete.

Qui il punto è importante: non serve versare una friggitrice intera per fare danni. Basta ripetere “piccole quantità” tante volte. E non riguarda solo l’olio di frittura: anche il grasso di sughi, intingoli, panna, salse molto condite e perfino alcuni residui lattiero-caseari contribuiscono all’effetto “colla” nelle tubature.
Latte avariato e sughi nel lavandino: il problema è il carico organico
E il latte scaduto? Non solidifica come l’olio, quindi dov’è il guaio?
Il punto non è solo l’intasamento “meccanico”. Latte e salse aumentano il carico organico nelle acque reflue: sono sostanze che i microrganismi devono degradare, consumando ossigeno e risorse di trattamento. In ambito ambientale, questa pressione viene descritta anche attraverso indicatori come la BOD (domanda biochimica di ossigeno), cioè quanta “fatica” biologica serve per ossidare materiale organico nell’acqua.
Tradotto in linguaggio normale: più roba organica butti nello scarico, più il sistema deve “mangiarla” e ripulirla. Se lo fai su larga scala (cioè: lo fanno in tanti), il depuratore lavora peggio o costa di più. E quando la rete va in sofferenza, aumentano anche i rischi di cattivi odori e problemi localizzati, soprattutto nei tratti di tubazione più vecchi o già parzialmente ostruiti.
Vernici e solventi: qui non si scherza
Capitolo a parte per i liquidi “non alimentari”: vernici, solventi, detergenti concentrati, acqua sporca di pennelli. Qui la regola è semplice: mai nello scarico. Sono sostanze che possono creare problemi sia alle tubature sia ai processi di trattamento, e vanno gestite come rifiuti domestici pericolosi o comunque con le modalità previste dal tuo Comune/centro di raccolta.
Ok, quindi dove butto il latte se non nel lavandino?
La soluzione, in realtà, è più facile di quanto sembri.
Se parliamo di latte avariato, sughi e salse, l’idea pratica è renderli “smaltibili” senza scarico: puoi farli assorbire con carta da cucina (o anche un po’ di pane vecchio, se è un residuo minimo), poi buttare tutto nell’indifferenziato. Se invece hai residui solidi di cibo, quelli vanno nell’umido/organico secondo le regole del tuo Comune.
Per oli e grassi, la strada corretta è raccoglierli in un contenitore (anche una bottiglia di plastica ben chiusa) e portarli nei punti di conferimento dell’olio esausto o all’isola ecologica: è uno di quei gesti “piccoli” che evita un sacco di guai a catena.






