Viviamo un periodo di grande confusione nel campo dell’alimentazione, in cui ogni alimento sembra avere sostenitori e detrattori pronti a ribaltare qualsiasi certezza, tra chi sostiene che fanno bene al cuore, per esempio, e chi invece no. La carne è dannosa oppure salutare? Gli oli di semi proteggono il cuore o rappresentano un pericolo? In questo clima di allarme e insicurezza, orientarsi diventa sempre più difficile. A fare chiarezza interviene il dottor Jonathan Fisher, cardiologo e autore di Just One Heart, che distingue con precisione gli alimenti realmente nocivi per la salute cardiovascolare da quelli ingiustamente demonizzati.
Alimenti che fanno male al cuore, lo studio di Harvard
Secondo un recente studio di Harvard pubblicato nel 2024, un consumo elevato di cibi ultra-processati è associato a un aumento del 17% del rischio di sviluppare patologie cardiovascolari. In cima alla lista dei prodotti più problematici compaiono le carni lavorate e le bevande zuccherate. Resta però una domanda centrale: come riconoscere un alimento ultra-processato? Un primo indizio arriva dalla lista degli ingredienti. Se, ad esempio, in una confezione di chips di mais il mais è presente in quantità minima, oppure se un prodotto a base di tacchino non ricorda né l’aspetto né il sapore della carne originale, è probabile che si tratti di un alimento fortemente industrializzato.
Un altro fattore critico è l’eccesso di zuccheri aggiunti, in particolare quelli provenienti da bibite gassate, bevande energetiche e dolci. Un’assunzione elevata favorisce processi infiammatori, l’aumento dei trigliceridi e l’insulino-resistenza, creando nel tempo una predisposizione all’infarto anche in persone non in sovrappeso o prive di patologie cardiache diagnosticate. L’indicazione è di non superare i 36 grammi di zuccheri aggiunti al giorno, pari a circa nove cucchiaini.
Tendenza a sostituite gli oli vegetali
Tra gli aspetti da tenere sotto controllo rientra anche la crescente tendenza a sostituire gli oli vegetali con grassi e oli di origine animale. Questi ultimi, essendo ricchi di grassi saturi, contribuiscono all’aumento del colesterolo LDL, un parametro fondamentale da monitorare per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o problemi di salute, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico o a uno specialista.






