Firenze, 8 gennaio 2026 – L’abbaiare del cane in condominio rappresenta una tematica frequente di controversia tra proprietari di animali domestici e vicini, specie in contesti urbani dove la convivenza può essere più complessa. Il diritto dell’animale di esprimersi con il proprio verso si scontra spesso con il diritto alla quiete e al riposo dei condomini, generando situazioni di conflitto che talvolta sfociano in denunce e interventi giudiziari. Vediamo quali sono i limiti normativi, le responsabilità del proprietario e le strategie consigliate per gestire al meglio questa problematica.

L’abbaio del cane come diritto e limite legale
Nel nostro ordinamento il cane ha il diritto di abbaiare entro i limiti che non arrecano disturbo alla quiete pubblica. Questa libertà è stata sancita da alcune pronunce giurisprudenziali, come quella del Giudice di Pace di Rovereto (2006) e del Tribunale di Lanciano (2012), che riconoscono all’animale la facoltà di segnalare la presenza di intrusi o minacce al suo territorio. Tuttavia, la responsabilità di contenere l’abbaio eccessivo grava sul proprietario, il quale deve evitare che l’animale causi fastidi reiterati.
La soglia di tollerabilità del rumore è definita dall’articolo 844 del Codice civile, che permette rumori entro un limite accettabile dalla comunità, e dal DPCM 14 novembre 1997, che stabilisce i valori massimi di immissione sonora: 5 decibel durante il giorno (6:00-22:00) e 3 decibel nelle ore notturne. L’uso del fonometro consente di misurare con precisione il livello di rumore prodotto dall’animale e di verificare l’effettiva invasività del disturbo.
Responsabilità e sanzioni per il proprietario
Se l’abbaio supera i limiti di tollerabilità e si protrae in modo continuativo, può configurarsi il reato di disturbo della quiete pubblica, previsto dall’articolo 659 del Codice penale. In questo caso, il proprietario rischia una sanzione pecuniaria fino a 309 euro e l’arresto fino a tre mesi. La normativa prevede inoltre che il reato sia procedibile d’ufficio, quindi una semplice segnalazione da parte dei condomini può innescare l’intervento delle forze dell’ordine.
In situazioni particolarmente gravi, qualora il disturbo non cessasse nonostante le sanzioni, il giudice può disporre il sequestro preventivo dell’animale, previa autorizzazione del tribunale, per evitare la reiterazione del reato. Se invece il disagio interessa soltanto pochi soggetti, si configura un illecito civile, per il quale è necessario rivolgersi a un avvocato per chiedere un risarcimento danni e l’adozione di misure per eliminare il disturbo, come l’insonorizzazione degli ambienti.
Strategie per gestire l’abbaio del cane in condominio
Alla base dell’abbaio eccessivo vi sono spesso cause legate allo stress, alla solitudine o all’energia accumulata del cane. Il Jack Russell Terrier, ad esempio, è noto per il suo carattere vivace e la necessità di attività fisica intensa, che se non soddisfatta può tradursi in abbaio insistente. Al contrario, razze più pacate come il Carlino tendono a essere più adatte alla vita in appartamento e alla gestione della solitudine.
Per prevenire il disturbo, è fondamentale che il proprietario si impegni a educare il cane ad un adeguato autocontrollo emotivo e a ridurre il disagio legato alla separazione. Si consiglia di abituare gradualmente l’animale a rimanere da solo, iniziando con periodi brevi e aumentando progressivamente la durata. Prima di uscire, è utile far fare al cane una passeggiata stimolante per la mente e il corpo e lasciare a disposizione giocattoli o masticabili per l’intrattenimento.
Inoltre, creare un ambiente rilassante può aiutare a limitare l’abbaio: la musica soft può alleviare la sensazione di solitudine, mentre è preferibile evitare la televisione per i repentini cambiamenti di volume che potrebbero spaventare il cane.
Regolamenti condominiali e comunali
La gestione del problema è spesso affidata anche a regolamenti condominiali e comunali, che stabiliscono fasce orarie di silenzio e limiti per i rumori molesti. In alcuni casi, possono prevedere divieti espliciti di tenere animali in casa o nelle aree comuni, superabili solo tramite appositi nulla osta rilasciati dall’amministrazione comunale. Tali normative variano da località a località e sono fondamentali per definire i confini entro cui il proprietario deve operare.






