Il mondo degli auricolari e delle cuffie wireless si trova improvvisamente al centro di una nuova allerta sulla sicurezza digitale. I test condotti dai ricercatori della KU Leuven hanno infatti evidenziato un dato difficile da ignorare: su diciannove modelli analizzati, ben diciassette risultano vulnerabili a WhisperPair, una falla che mette in discussione la protezione di milioni di utenti. Non si tratta di un caso isolato, ma di un problema sistemico che interessa una vasta fascia di dispositivi consumer, spesso percepiti come innocui accessori quotidiani.
La ricerca si è concentrata in particolare su prodotti equipaggiati con chipset Airoha e ha portato alla luce una debolezza nel protocollo Fast Pair di Google. Una scelta progettuale pensata per rendere l’accoppiamento rapido e intuitivo si è trasformata, nei fatti, in un punto di accesso per potenziali attacchi, con conseguenze che vanno ben oltre un semplice malfunzionamento tecnico.
WhisperPair: come funziona la vulnerabilità
Alla base della falla WhisperPair c’è la possibilità, per un attaccante, di sfruttare il protocollo di accoppiamento rapido per stabilire connessioni non autorizzate. Il tutto può avvenire senza che l’utente se ne accorga, purché il malintenzionato si trovi entro un raggio di circa 15 metri. Una distanza compatibile con ambienti comuni come uffici, mezzi pubblici, bar o abitazioni condivise.
Attraverso questa tecnica, diventa possibile intercettare l’audio, accedere al microfono del dispositivo e persino utilizzare i segnali Bluetooth per dedurre o monitorare la posizione dell’utente. Non si tratta dunque solo di una violazione della privacy, ma di un potenziale strumento di sorveglianza, capace di trasformare un accessorio tecnologico in un vettore di rischio.
I marchi di auricolari coinvolti
Uno degli aspetti più delicati emersi dallo studio riguarda l’ampiezza dei marchi interessati. La vulnerabilità non colpisce produttori di nicchia, ma coinvolge nomi di primo piano del settore audio e mobile. Tra i brand citati figurano Sony, JBL, Marshall, Xiaomi, Nothing, Libratone, Razer, OnePlus, Realme e persino Google.
Questo elemento rafforza la percezione che WhisperPair non sia una falla legata a singole implementazioni difettose, ma il risultato di una criticità strutturale nel modo in cui il protocollo Fast Pair gestisce l’autenticazione dei dispositivi. Di conseguenza, il numero di utenti potenzialmente esposti è estremamente elevato, considerando la diffusione globale di questi prodotti.
Fast Pair sotto accusa: velocità contro sicurezza
Il nodo centrale della questione risiede nelle scelte progettuali che hanno guidato lo sviluppo di Fast Pair. Per semplificare l’esperienza utente e ridurre al minimo i passaggi necessari all’accoppiamento, il protocollo ha adottato meccanismi di verifica dell’identità considerati troppo permissivi dagli esperti di sicurezza.

Questa “leggerezza” nei controlli ha ampliato la superficie di attacco, consentendo connessioni silenziose e non autorizzate. È un esempio emblematico del delicato equilibrio tra usabilità e protezione dei dati: privilegiare la rapidità può migliorare l’esperienza quotidiana, ma espone a rischi che diventano evidenti solo quando un sistema viene analizzato in profondità.
Rischi concreti, anche se per ora teorici
Gli scenari ipotizzati dai ricercatori sono tutt’altro che rassicuranti. Oltre alla possibilità di ascoltare conversazioni private o di attivare il microfono per registrare l’ambiente circostante, emerge il tema del tracciamento. Attraverso i segnali Bluetooth, un aggressore potrebbe infatti ricostruire gli spostamenti di una persona, con implicazioni evidenti sul piano della privacy.
Va però precisato che, allo stato attuale, le dimostrazioni della vulnerabilità sono avvenute principalmente in contesti di laboratorio. Non risultano evidenze di attacchi su larga scala nel mondo reale. Questo dato, tuttavia, non ridimensiona la gravità della scoperta: la storia della sicurezza informatica insegna che le tecniche dimostrate in ambienti controllati possono rapidamente essere adattate e diffuse.
La reazione di Google e dei produttori di auricolari
Di fronte ai risultati della ricerca, Google ha riconosciuto la criticità della vulnerabilità WhisperPair. In collaborazione con il team della KU Leuven, l’azienda ha avviato una revisione del protocollo Fast Pair, classificando il problema come di elevata gravità.
Parallelamente, produttori di chipset come Airoha e diversi vendor hanno iniziato a lavorare alla distribuzione di aggiornamenti firmware destinati a mitigare il rischio. Il processo, tuttavia, non è immediato. Molti dispositivi richiederanno interventi specifici e, nel caso di modelli più datati o non più supportati, le patch potrebbero non arrivare affatto, lasciando una parte significativa del parco installato esposta.
Il ruolo degli utenti nella mitigazione del rischio
In attesa che gli aggiornamenti vengano distribuiti in modo capillare, la responsabilità della protezione ricade in parte anche sugli utenti. Gli esperti di sicurezza invitano a mantenere il firmware sempre aggiornato attraverso le applicazioni ufficiali dei produttori e a prestare maggiore attenzione alla gestione delle connessioni Bluetooth.
Disattivare il Bluetooth quando non è necessario, rimuovere dispositivi sconosciuti dall’elenco degli accessori associati e controllare le autorizzazioni legate all’uso del microfono sono accorgimenti semplici, ma efficaci. In un contesto in cui gli accessori smart diventano sempre più pervasivi, la consapevolezza dell’utente resta uno degli strumenti più importanti per ridurre l’esposizione a vulnerabilità emergenti.






