Città del Capo, 17 marzo 2026 – Gli Stati Uniti stanno considerando una drastica riduzione degli aiuti sanitari destinati ai pazienti sieropositivi in Zambia per esercitare pressione sul governo di Lusaka. L’obiettivo è spingere la firma di un accordo che garantirebbe a Washington un maggior accesso ai minerali strategici del Paese africano, in particolare rame, litio e cobalto. La notizia è stata riportata dal New York Times, che cita una bozza del Dipartimento di Stato indirizzata al segretario di Stato americano Marco Rubio.
Riduzione degli aiuti sanitari e pressioni diplomatiche
Secondo il documento riservato, gli Stati Uniti potrebbero “ridurre significativamente” a partire da maggio i finanziamenti del PEPFAR (President’s Emergency Plan for AIDS Relief), il programma lanciato nel 2003 dall’allora presidente George W. Bush per combattere l’HIV/AIDS. Attualmente, questo piano assicura cure quotidiane ad oltre 1,3 milioni di zambiani sieropositivi. La bozza suggerisce l’adozione di “misure punitive” se Lusaka non accetterà i termini proposti dall’amministrazione americana.
L’accordo in discussione prevede un finanziamento sanitario di un miliardo di dollari in cinque anni, a fronte di investimenti interni zambiani per 340 milioni di dollari. Inoltre, introduce nuove norme che favorirebbero le imprese statunitensi nell’accesso privilegiato ai ricchi giacimenti minerari dello Zambia e la revisione di un contratto da 458 milioni di dollari con la Millennium Challenge Corporation, che imporrebbe condizioni più rigide su governance e regolamentazione mineraria.
La posta in gioco: il controllo delle risorse minerarie
Washington considera cruciale questo dossier per ridurre quella che definisce “l’accesso incontrollato” della Cina alle risorse minerarie zambiane. Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti avrebbero già sospeso trattative e minacciato la cancellazione di un accordo sul debito per forzare Lusaka a collaborare. Il ministro dell’Informazione zambiano, Cornelius Mweetwa, ha rifiutato di commentare la situazione.
La mossa riflette le crescenti tensioni geopolitiche in Africa centrale, dove le risorse naturali rappresentano un elemento strategico per le grandi potenze globali. Lo Zambia, con una popolazione di circa 19,5 milioni di abitanti e una repubblica presidenziale guidata dal presidente Hakainde Hichilema, si trova così al centro di un confronto diplomatico e economico che potrebbe avere ripercussioni significative sulla salute pubblica e sull’economia nazionale.






