New York, 19 marzo 2026 – La guerra in Iran sta complicando sensibilmente la posizione politica di J.D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti e stretto alleato di Donald Trump. Notoriamente contrario agli interventi militari statunitensi all’estero, Vance si trova ora nella difficile condizione di dover sostenere la linea interventista del presidente, innescando tensioni interne che potrebbero influenzare le sue ambizioni politiche in vista delle elezioni presidenziali del 2028.
Il ruolo di Vance tra le tensioni sulla guerra in Iran
Secondo quanto riportato dal Washington Post, gli alleati di Vance stanno tentando di ridimensionare l’impatto politico della recente operazione militare in Iran, sottolineando che si tratterebbe di una missione limitata nel tempo, destinata a durare solo alcune settimane. Tuttavia, viene riconosciuto che un conflitto prolungato potrebbe rappresentare un serio ostacolo per qualsiasi candidato repubblicano alle elezioni del 2028. Vance, pur non avendo ancora sciolto le riserve sulla sua eventuale candidatura, ha spiegato ai consiglieri più stretti di voler prima valutare le priorità familiari, in particolare l’arrivo del suo quarto figlio.
Un episodio significativo che testimonia il malessere interno riguarda l’ex capo dell’anti-terrorismo Joe Kent, che si è dimesso in segno di protesta contro la guerra in Iran. Prima di lasciare l’incarico, Kent avrebbe ricevuto da Vance la raccomandazione di uscire “silenziosamente”, a testimonianza del delicato equilibrio che il vicepresidente cerca di mantenere tra le proprie convinzioni pacifiste e la lealtà a Trump.






