Washington, 4 febbraio 2026 – Stati Uniti (USA), Unione Europea (UE) e Giappone hanno annunciato la costituzione di una partnership strategica mirata a rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici, attualmente dominate dalla Cina. L’iniziativa punta a garantire una maggiore sicurezza e autonomia nell’accesso a queste risorse fondamentali per l’industria tecnologica e la transizione energetica.
Usa, Ue, Giappone: un Memorandum d’intesa entro 30 giorni
In una dichiarazione congiunta, i tre partner (USA, Ue e Giappone) si sono impegnati a finalizzare un memorandum d’intesa entro il prossimo mese. Questo accordo segna un passo importante verso un più ampio piano di collaborazione commerciale tra Paesi con interessi affini. Tra le misure allo studio vi sono l’introduzione di prezzi minimi alle frontiere e sussidi per colmare i differenziali di costo, elementi chiave per competere efficacemente con la Cina, che attualmente detiene il controllo quasi esclusivo di queste materie prime.
Gli Stati Uniti, con una vasta economia e una popolazione di circa 341 milioni di abitanti (dati aggiornati al 2025), rivestono un ruolo cruciale in questo contesto, essendo la prima potenza economica e militare mondiale. La Unione Europea, da parte sua, cerca di diversificare le fonti di approvvigionamento per ridurre la dipendenza da fornitori esterni, mentre il Giappone, quinta economia globale con una popolazione di oltre 126 milioni, mira a consolidare la propria sicurezza industriale e tecnologica.
Implicazioni per la geopolitica globale
Questa alleanza testimonia una crescente convergenza di interessi tra USA, Ue e Giappone nel contesto delle tensioni geopolitiche e delle sfide globali legate alla sicurezza delle risorse naturali. I minerali critici, essenziali per la produzione di batterie, semiconduttori e tecnologie verdi, rappresentano un settore strategico per la competitività futura di queste economie avanzate.
L’accordo, che si svilupperà nei prossimi mesi, sarà osservato con attenzione anche da altri Paesi e blocchi economici, considerando il suo potenziale impatto sui mercati globali e sulle dinamiche commerciali internazionali.






