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Home Esteri

Usa, l'università Columbia chiama la polizia per sit-in pro-Gaza: occupata la biblioteca, diversi arresti

by Redazione
8 Maggio 2025
I lampeggianti di un'auto della polizia

Polizia | Pixabay @Fleimax - alanews.it

Decine di studenti in stato di fermo

Un recente sit-in pro-Gaza ha attirato l’attenzione della polizia presso la Columbia University di New York, dove circa cinquanta studenti sono stati arrestati dopo aver occupato la Butler Library, una delle biblioteche più importanti dell’ateneo. Questa azione di protesta, avvenuta lunedì, ha visto la partecipazione di studenti che indossavano sciarpe bianche e nere, simboli di sostegno alla causa palestinese.

L’intervento della polizia

La presidente ad interim della Columbia, Claire Shipman, ha dichiarato che i manifestanti si sono rifiutati di lasciare la biblioteca nonostante gli avvertimenti delle autorità universitarie. Shipman ha spiegato che, a causa dell’elevato numero di partecipanti e del tentativo di accesso forzato alla biblioteca, è stato necessario richiedere supporto da parte della polizia. “L’incolumità della nostra comunità è la nostra priorità”, ha affermato, aggiungendo che due agenti della sicurezza dell’università sono rimasti feriti durante l’operazione.

La posizione del sindaco

Il sindaco di New York, Eric Adams, ha giustificato l’intervento della polizia, sottolineando che la richiesta era stata formalmente avanzata dalla Columbia. “New York è una città che accoglie le proteste pacifiche, ma non tollererà atti illegali”, ha dichiarato Adams, rassicurando anche gli studenti ebrei sulla volontà delle autorità di garantire la loro sicurezza. Ha esortato i genitori degli studenti impegnati nella protesta a richiamare i loro figli, ricordando che infrangere la legge non è accettabile.

Tensioni e libertà di espressione

La tensione nel campus è aumentata in seguito agli eventi recenti in Medio Oriente, riaccendendo le discussioni su temi di giustizia sociale e diritti umani. Gli studenti hanno utilizzato la protesta come piattaforma per esprimere il loro sostegno ai palestinesi, ma l’occupazione della biblioteca ha sollevato interrogativi riguardo ai limiti della libertà di espressione all’interno delle istituzioni accademiche.

Nonostante il diritto di manifestare sia un pilastro della democrazia, l’episodio ha messo in luce le difficoltà nel mantenere un equilibrio tra la libertà di espressione e la sicurezza pubblica. Le università, storicamente luoghi di dibattito e confronto, si trovano spesso a dover gestire situazioni di conflitto, in cui le opinioni divergenti possono sfociare in scontri.

Le autorità universitarie hanno avviato un’indagine interna per esaminare le dinamiche della protesta e valutare eventuali misure disciplinari nei confronti degli studenti coinvolti. Nel frattempo, il dibattito pubblico continua a infuriare su come le istituzioni educative possano gestire le manifestazioni politiche in un clima sempre più polarizzato.

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