“La NATO? Una tigre di carta. Sto considerando il ritiro degli USA”. Parole pesanti, pronunciate da Donald Trump in un’intervista al Telegraph, che riaccendono una tensione già alta tra Washington e i suoi alleati europei. Mentre la crisi in Iran si aggrava, con lo Stretto di Hormuz quasi bloccato al traffico marittimo, il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nell’Alleanza Atlantica torna al centro della scena. Dietro la retorica, però, ci sono questioni ben precise: cosa dice davvero la legge sul possibile ritiro americano dalla NATO? E quali conseguenze, politiche e militari, potrebbe avere questa mossa su un equilibrio globale già fragile? Il rischio non è solo diplomatico, ma potrebbe cambiare le carte in tavola su più fronti.
USA fuori dalla NATO: la situazione dopo le parole di Trump
Le parole di Trump hanno fatto subito il giro del mondo, riaccendendo un acceso dibattito sulla tenuta dell’Alleanza Atlantica. Chiamare la NATO “una tigre di carta” significa mettere in discussione la sua capacità di garantire protezione collettiva. Dentro l’Alleanza, fonti vicine cercano di smorzare i toni, invitando alla calma e ricordando che Trump non è nuovo a provocazioni del genere. Anche l’Unione Europea ha ribadito il suo impegno a fianco degli Stati Uniti, sottolineando che “insieme siamo più forti” e confermando il ruolo cruciale della NATO per la sicurezza europea.
Ma l’atmosfera resta tesa. Le tensioni nel Golfo Persico hanno riacceso sospetti e diffidenze tra Washington e i partner europei. Trump punta il dito contro la scarsa condivisione degli oneri militari da parte dei Paesi europei, chiedendo un maggiore impegno economico e operativo. Tra la crisi iraniana e le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz, il dibattito sulla NATO torna a essere centrale e urgente sulla scena internazionale.
Se gli Usa lasciano la NATO: uno scenario di instabilità globale
Un’eventuale uscita degli Stati Uniti dalla NATO cambierebbe radicalmente il quadro della sicurezza in Europa e nel mondo. Come sottolinea un’analisi del New York Times, fino a oggi l’Europa ha fatto affidamento sulla forza militare americana, soprattutto per fronteggiare la minaccia russa legata alla guerra in Ucraina. Senza il sostegno degli Stati Uniti, molti Paesi europei faticherebbero a difendere i propri confini e a sostenere l’Ucraina, con il rischio di una nuova destabilizzazione dell’area orientale del continente.
Lasciare la NATO significherebbe anche un isolamento militare per gli alleati europei, che potrebbero essere spinti a creare una difesa comune autonoma, un’ipotesi però rimasta finora solo sulla carta e dai tempi incerti. Inoltre, la Russia potrebbe approfittare di una possibile spaccatura nell’alleanza per guadagnare terreno sul piano strategico.
Senza gli Stati Uniti, si aprirebbe una revisione complessiva degli equilibri militari e politici globali, con la Cina pronta a sfruttare ogni crepa nell’Occidente. Un’Europa difesa senza il sostegno americano appare oggi come un percorso complesso, costoso e pieno di incognite.
Cosa dice la legge americana
Nonostante le dichiarazioni roboanti, la legge americana non permette al presidente di uscire dalla NATO da solo. Nel 2024, sotto l’amministrazione Biden, è stata approvata una norma nel National Defense Authorization Act che impone limiti precisi: ogni decisione sul ritiro deve avere l’ok di almeno due terzi del Senato o un’approvazione formale del Congresso.
Il presidente, in quanto comandante in capo, deve inoltre consultare in anticipo le commissioni estere di Camera e Senato e notificare con almeno sei mesi di anticipo ogni intenzione di uscita dal trattato. Insomma, Trump non può decidere da solo: serve un percorso istituzionale lungo e complesso.
Oggi, anche se la maggioranza al Senato è Repubblicana , ottenere i due terzi necessari è una sfida ardua, soprattutto con le tensioni interne e le elezioni di midterm alle porte. Per ora, quindi, la strada verso un’uscita definitiva appare molto in salita.
Se manca l’accordo, potrebbero scoppiare scontri istituzionali
Gli esperti avvertono però che, se il Congresso non dovesse dare il via libera, un presidente potrebbe comunque tentare di uscire dal trattato usando i propri poteri esecutivi in politica estera. In quel caso, il Congresso potrebbe reagire con cause legali da portare davanti alla Corte Suprema, che dovrebbe decidere sul contrasto di competenze.
La giurisprudenza americana sul tema è però limitata e prudente. L’unico precedente risale al 1979, quando il senatore Goldwater contestò l’uscita di un trattato militare con Taiwan voluta dal presidente Jimmy Carter senza passare dal Senato. Allora la Corte Suprema preferì non entrare nel merito, rimandando la questione alla politica.
Il sistema di pesi e contrappesi previsto dalla Costituzione americana lascia spazio a incertezze e potenziali scontri. Un caso simile mai si è visto prima, e uno scontro tra potere esecutivo e legislativo su questo tema sarebbe una prova nuova e delicata.
L’articolo 13 della NATO: formalità semplici, ma dentro gli Usa è un caos
A complicare il quadro c’è anche il meccanismo previsto dal Trattato della NATO. L’articolo 13 stabilisce che ogni Paese può uscire dall’Alleanza semplicemente notificando ufficialmente la sua decisione, e che l’uscita diventa effettiva dopo dodici mesi. Non servono negoziati né il permesso degli altri membri.
Il paradosso è che, per gli Stati Uniti, questa notifica dovrebbe essere fatta formalmente “a se stessi” e poi agli altri alleati. Sul piano internazionale, il gesto è semplice. Ma dentro gli Stati Uniti la partita è tutt’altro che lineare, tra vincoli legali e scontri politici che potrebbero accendersi.
La questione se gli USA resteranno o meno nella NATO resta dunque al centro di un confronto decisivo, che va ben oltre i confini americani e tocca gli equilibri mondiali e le basi della sicurezza costruite dal dopoguerra a oggi. Il 2026 potrebbe riservare sorprese importanti.






