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Home Economia

Crisi energetica, smart working e giorni festivi: ecco come reagisce il mondo del lavoro

Crisi energetica: l'aumento del prezzo del petrolio e le tensioni nel Golfo Persico spingono il mondo a riorganizzare il lavoro

by Federico Liberi
4 Aprile 2026
Crisi energetica: come si sta attrezzando il mondo del lavoro

Crisi energetica: come si sta attrezzando il mondo del lavoro | Pixabay @Iryna_Melnyk - alanews

Il petrolio ha superato quota 110 dollari al barile, un dato che non lascia spazio a dubbi: la crisi energetica globale è una realtà concreta e urgente. In Europa, il rischio comincia a farsi sentire nelle case e nelle aziende. Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, l’Asia reagisce con misure drastiche. Si riducono gli orari di lavoro, si chiudono uffici pubblici, e lo smart working diventa la regola per milioni di persone. Dietro a tutto questo, non c’è solo il prezzo alle stelle: problemi logistici nel Golfo Persico aggravano la situazione, facendo traballare catene di approvvigionamento e routine quotidiane. L’energia scarseggia, e con essa si aprono scenari nuovi e difficili per le economie di tutto il pianeta.

Crisi energetica globale: ecco cosa sta succedendo

L’Asia orientale e meridionale è nel pieno di una crisi complessa, principalmente per la forte dipendenza dal petrolio e gas del Medio Oriente. Il blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi all’impianto di gas liquefatto in Qatar hanno ridotto drasticamente le forniture, mettendo sotto pressione un continente che assorbe il 60% del petrolio mondiale. Le scorte sono ai minimi: Thailandia e Filippine hanno benzina per appena due mesi, Vietnam e Pakistan sono messi ancora peggio.

Di fronte a questo scenario, paesi come Sri Lanka, Filippine e Pakistan hanno cambiato radicalmente l’organizzazione del lavoro. Lo Sri Lanka ha imposto il mercoledì festivo in tutta la pubblica amministrazione, riducendo la settimana lavorativa a quattro giorni per migliaia di dipendenti. Le Filippine hanno lanciato un piano che combina settimana corta e smart working, mentre il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha dichiarato lo stato di emergenza energetica, introducendo misure per contenere l’effetto dei rincari sull’economia.

In Pakistan le regole sono ancora più severe: settimana corta obbligatoria per la pubblica amministrazione, lavoro da remoto esteso, taglio delle indennità per il carburante e chiusura temporanea delle scuole. L’obiettivo è ridurre al minimo gli spostamenti casa-lavoro, che rappresentano una fetta importante del consumo di carburante.

Anche Vietnam, Laos e Thailandia adottano strategie simili. A Hanoi si spinge per il lavoro da casa ogni volta possibile, mentre a Bangkok la pubblica amministrazione ha iniziato a lavorare in smart working, abbassando l’uso di aria condizionata e bloccando le trasferte ufficiali. L’Indonesia valuta il lavoro ibrido nel settore pubblico e la didattica online. Complessivamente, una riduzione significativa degli spostamenti potrebbe tagliare fino al 20% del consumo di carburante in tutta la regione.

Europa in allerta: smart working e mobilità ridotta per non sprecare energia

In Europa le misure finora non sono state così drastiche come in Asia, ma l’allarme del commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, è chiaro: gli Stati membri devono prepararsi a eventuali interruzioni prolungate e mettere in campo strategie per limitare i consumi. Tra queste, spicca lo smart working incentivato.

Danimarca e altri paesi hanno già avviato piani per tagliare la domanda di carburante, soprattutto per gli spostamenti casa-lavoro, che rappresentano circa il 60% del consumo su strada. Il ministro danese Lars Aagaard ha invitato a evitare viaggi non indispensabili e a lasciare l’auto in garage quando si può.

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, diffondere il lavoro da casa almeno tre giorni a settimana può ridurre il consumo di petrolio nazionale dal 2 al 6%. Per ogni lavoratore si traduce in un risparmio fino al 20% di benzina. Oltre allo smart working, si raccomandano altre misure: abbassare i limiti di velocità in autostrada, potenziare il trasporto pubblico, ridurre i voli di lavoro e introdurre giornate senza auto, come le domeniche senz’auto o le targhe alterne. Solo limitare i voli d’affari potrebbe tagliare il 15% della domanda di carburante per l’aviazione, settore duramente colpito dalla crisi.

Asia punta su diversificazione e aumento della produzione interna

Nel frattempo, i governi asiatici cercano di aumentare la produzione interna e diversificare le fonti. La Thailandia spinge per più gas naturale dal Golfo di Thailandia, mentre Vietnam e Filippine guardano al mercato spot del gas liquefatto e alle forniture dagli Stati Uniti.

Ma gli esperti avvertono: “nel breve termine nessuna nuova fonte potrà rimpiazzare rapidamente le enormi quantità di petrolio e gas che passavano dal Golfo Persico.” La priorità resta quindi tagliare i consumi per evitare razionamenti.

Così, la riorganizzazione del lavoro, lo smart working di massa e i giorni festivi obbligatori diventano strumenti essenziali. Quello che sembrava un rimedio da emergenza pandemica torna oggi al centro della strategia per fronteggiare la crisi energetica.

In Europa, anche se la situazione è più stabile grazie agli sforzi degli ultimi anni, la crisi in Medio Oriente rischia di trasformare un’emergenza di prezzo in una vera carenza di risorse. I prossimi mesi saranno decisivi per capire come i due continenti reggeranno l’urto. Per ora, il risparmio energetico resta l’unica arma concreta per guadagnare tempo e sicurezza.

Tags: Crisi energeticalavoroUltim'ora

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