L’Avana, 23 gennaio 2026 – L’amministrazione Trump sta considerando un nuovo giro di vite contro Cuba con la possibile imposizione di un blocco navale totale sulle importazioni di petrolio destinato all’isola caraibica, secondo quanto riferito da fonti autorevoli a Politico. Questa mossa potrebbe rappresentare un ulteriore inasprimento rispetto al recente blocco delle importazioni di petrolio cubano proveniente dal Venezuela, già imposto dalla precedente amministrazione.
Il blocco navale come strumento di pressione economica
La decisione sarebbe stata sollecitata da critici del governo cubano all’interno dell’amministrazione statunitense e sostenuta con forza dal segretario di Stato Marco Rubio. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di favorire un cambio di regime a Cuba attraverso la riduzione drastica delle risorse energetiche, vitali per il funzionamento delle centrali elettriche e dell’intera economia cubana. Una fonte interna ha affermato che “l’energia è lo strumento per strangolare e annientare il regime cubano“.
Questa strategia si inserisce in un contesto di crescente tensione nella regione dei Caraibi, dove gli Stati Uniti hanno intensificato il blocco delle petroliere venezuelane e dispiegato una consistente presenza militare, suscitando durissime critiche da parte di Caracas, Mosca e Pechino. Gli esperti Onu hanno definito queste misure un uso illegale della forza militare, denunciando violazioni del diritto internazionale e un impatto sociale devastante, con oltre 100 morti attribuiti alle operazioni statunitensi.
La crisi energetica e sociale a Cuba
La crisi energetica a Cuba è ormai profonda e si traduce in blackout prolungati, scarsità di carburante e conseguenti difficoltà nell’approvvigionamento di beni essenziali. Il blocco del petrolio venezuelano, fornitore storico di carburante a basso costo, aggrava una situazione già critica: le centrali elettriche e i generatori privati dipendono fortemente da questo approvvigionamento. L’embargo statunitense, in vigore da oltre sessant’anni, limita inoltre l’accesso a pezzi di ricambio e tecnologie necessarie per la manutenzione degli impianti.
Il risultato è una crisi economica e sociale, con interruzioni di corrente che possono durare fino a 20 ore, un mercato nero fiorente e un’inflazione crescente che colpisce duramente la popolazione. Le condizioni attuali di Cuba sono state definite da osservatori internazionali come le peggiori dagli anni ’90, con un’economia a rischio di collasso e un crescente malcontento interno.
In questo quadro, il possibile blocco navale rappresenta un’ulteriore minaccia per la stabilità dell’isola e potrebbe avere ripercussioni profonde non solo sul piano economico ma anche sulla tenuta politica del governo cubano guidato da Miguel Díaz-Canel.






