Roma, 1 febbraio 2026 – Gli Stati Uniti stanno valutando nuove opzioni militari contro l’Iran, con l’obiettivo di esercitare pressione sul regime di Teheran senza trascinare il Paese in un conflitto prolungato in Medio Oriente. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente Donald Trump ha chiesto al suo team di analizzare possibili scenari di intervento rapido che possano costringere l’Iran ad accettare le condizioni statunitensi, in particolare sul suo programma nucleare e sulla liberazione di oppositori politici.
Trump: attacco rapido per evitare una guerra duratura
Le fonti citate dal WSJ spiegano che l’amministrazione Trump sta esplorando diversi piani per un uso mirato della forza, con l’intento di infliggere danni significativi al governo iraniano e ai pasdaran senza arrivare a una campagna militare estesa. Tra le ipotesi più forti ci sarebbero raid aerei su vasta scala contro obiettivi governativi e militari, disegnati per dimostrare la determinazione americana e spingere Teheran a offrire concessioni diplomatiche accettabili.
Opzioni militari ed escalation possibile
Accanto alle proposte di attacchi su larga scala, nella Casa Bianca si considerano anche alternative più circoscritte. Queste includerebbero colpi mirati contro bersagli simbolici del regime iraniano, con la possibilità di ampliare l’azione se Teheran dovesse rifiutare gli accordi proposti. L’approccio è pensato per mantenere aperta la porta della negoziazione, ma al tempo stesso mostrare forza militare pronta a scattare.
Le parole di Trump e il dialogo con Teheran
Parallelamente alle discussioni interne sulla forza militare, lo stesso Donald Trump ha ribadito di recente che l’Iran sta dialogando “in modo serio” con gli Stati Uniti e ha espresso l’auspicio di raggiungere un’intesa accettabile per entrambe le parti. Tuttavia, ha evitato di confermare se sia stata presa una decisione definitiva su come procedere.
Pressioni navali e tensioni regionali
Mentre le opzioni di attacco vengono vagliate, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza militare in Medio Oriente con il dispiegamento di gruppi d’attacco navali, tra cui portaerei come l’USS Abraham Lincoln, per esercitare pressione su Teheran. Questa concentrazione di forze è vista come deterrente, ma anche come preparazione a una possibile azione se le trattative dovessero fallire.
Il contesto internazionale e diplomatico
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran si inseriscono in un quadro più ampio di instabilità regionale, con proteste interne in vaste aree dell’Iran e repressioni durissime da parte delle autorità, oltre alla recente decisione dell’Unione Europea di etichettare la Guardia Rivoluzionaria come organizzazione terroristica. Anche Teheran ha reagito con dure dichiarazioni contro gli eserciti europei.
Equilibrio tra forza e negoziato
La strategia americana, almeno secondo le fonti citate dal Wall Street Journal, sembra voler bilanciare l’uso della forza con l’opportunità di un accordo diplomatico. L’obiettivo dichiarato è ottenere concessioni su questioni chiave come il programma nucleare e il trattamento dei dissidenti, evitando però di entrare in una guerra lunga e costosa nel cuore del Medio Oriente.






