New York, 30 gennaio 2026 – Durante un intervento rilasciato oggi a New York, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fornito aggiornamenti cruciali sulle tensioni internazionali riguardanti la guerra in Ucraina e le trattative con l’Iran. Le dichiarazioni del leader americano evidenziano uno scenario complesso e in continua evoluzione, con aperture diplomatiche ma anche segnali di possibili escalation.
La situazione in Ucraina e il dialogo tra Putin e Zelensky: le parole di Trump
Trump ha sottolineato la difficile dinamica tra i protagonisti del conflitto ucraino, affermando che “Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky si odiano e questo rende le cose molto difficili”. Tuttavia, ha espresso ottimismo riguardo a un possibile accordo di pace: “penso che ci stiamo avvicinando molto a raggiungere un accordo“. Le parole del presidente americano arrivano in un momento in cui l’Ucraina continua a ricevere supporto militare dagli Stati Uniti, con l’annuncio imminente di un nuovo piano per armare Kiev, incluso l’invio di missili a lungo raggio capaci di colpire obiettivi profondi nel territorio russo. Trump ha inoltre confermato che, seppur ancora da definire il numero, alcuni sistemi di difesa Patriot saranno inviati all’Ucraina, sottolineando che il costo sarà coperto dall’Unione Europea.
L’inviato speciale statunitense per l’Ucraina, Keith Kellogg, è da poco giunto a Kiev per rafforzare la cooperazione in materia di difesa e sanzioni contro la Russia. Il presidente ucraino Zelensky ha definito il colloquio con Kellogg “produttivo” e ha ribadito l’importanza della collaborazione con gli Stati Uniti per arrivare a una pace duratura.
Le trattative con l’Iran e la presenza militare americana
In merito alle tensioni con l’Iran, Trump ha dichiarato che l’Iran “vuole fare un accordo”, ma ha aggiunto che la scadenza per un possibile intesa è conosciuta solo dalle autorità iraniane. Ha inoltre rivelato che una “grande armata americana si sta dirigendo verso l’Iran”, con un aumento del dispiegamento navale nella regione. Trump ha precisato: “Se raggiungiamo un accordo, va bene. Se non lo raggiungiamo, vedremo cosa succederà“. Queste affermazioni evidenziano la duplice strategia degli Stati Uniti, che combinano pressione militare e disponibilità al dialogo per gestire una delle crisi più delicate del Medio Oriente.
Le dichiarazioni di Trump si inseriscono in un quadro geopolitico segnato da tensioni persistenti nel Medio Oriente, dove gli Stati Uniti mantengono una presenza strategica significativa per garantire stabilità e monitorare le attività regionali.






