New York, 27 gennaio 2026 – Donald Trump ha modificato il suo approccio riguardo la situazione a Minneapolis, in risposta alla crescente pressione esercitata da molti esponenti repubblicani e alleati, preoccupati per il progressivo calo del sostegno pubblico alla sua principale promessa elettorale: la stretta sull’immigrazione. A influire sulla decisione anche le critiche di gruppi tradizionalmente fedeli al presidente, come i sostenitori dei diritti delle armi.
La retromarcia di Trump e il ruolo dei repubblicani
Secondo un’analisi del Wall Street Journal, nelle ultime 48 ore Trump ha adottato un tono più conciliante e una strategia meno estremista in Minnesota, scegliendo di affidarsi all’ala moderata della sua amministrazione. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, il presidente si era schierato con i suoi collaboratori più “falchi”, tra cui la ministra della Sicurezza interna Kristi Noem, sostenitrice di operazioni a tappeto contro gli immigrati irregolari. Tuttavia, ora Trump ha puntato su Tom Homan, noto come lo “zar dei confini”, che predilige un approccio metodico e selettivo, focalizzandosi sull’identificazione e l’espulsione definitiva dei migranti con precedenti penali, anche se con procedure più lente.
Un ruolo decisivo nel cambio di rotta è stato svolto dal senatore repubblicano Lindsey Graham, alleato di Trump, che ha convocato la Casa Bianca a rivedere la narrativa sull’immigrazione. Graham ha sottolineato come i video circolanti sulla morte di Alex Pretti, il 37enne ucciso in Minnesota, stessero oscurando i risultati ottenuti su altri fronti dell’agenda presidenziale.
La situazione a Minneapolis: tensioni e intervento federale
Minneapolis si trova da mesi al centro di una controversia riguardante l’operato dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). Dopo le morti di Pretti e Good, la tensione in città è altissima. Trump ha addirittura minacciato di invocare l’Insurrection Act, la legge che consente il dispiegamento dell’esercito sul territorio nazionale per sedare rivolte o insurrezioni, se le autorità locali non collaboreranno per fermare le “insurrezioni” contro l’Ice.
Il sindaco democratico Jacob Frey e il governatore del Minnesota Tim Walz hanno condannato l’intervento federale, definendolo un’“occupazione” che ha trasformato la città in una zona di conflitto. Gli agenti federali, secondo testate come il Minneapolis Star Tribune, operano con metodi aggressivi e indiscriminati, fermando anche cittadini americani e provocando scontri con la popolazione locale.
Per approfondire: Insurrection Act, cos’è e cosa prevede






