Bruxelles, 4 aprile 2026 – In uno scenario politico europeo sempre più frammentato, emergono nuove tensioni tra la destra europea e l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, mentre la crisi in Medio Oriente continua a pesare sulle alleanze internazionali. Il leader repubblicano statunitense, tornato alla Casa Bianca nel 2025, ha recentemente lanciato un ultimatum all’Iran, ponendo un termine di 48 ore per un accordo sull’apertura dello Stretto di Hormuz, pena una risposta militare che ha definito “l’inferno”. Nel contempo, in Europa, alcune forze della destra sovranista prendono le distanze dalla linea di Trump, mentre Washington rilancia il proprio sostegno agli alleati più vicini al mondo Maga, come il premier ungherese Viktor Orbán.
La destra europea si smarca dalla linea di Trump sulla guerra in Iran
Il partito tedesco di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) ha deciso di prendere le distanze dalla strategia adottata da Donald Trump riguardo al conflitto in Medio Oriente. Secondo quanto riferito da fonti ANSA, l’AfD ha invitato i propri esponenti a limitare i contatti con il mondo Maga e a ridurre i viaggi negli Stati Uniti. Questa decisione è stata interpretata come una scelta tattica in vista delle elezioni regionali di settembre in Germania, dove la guerra in Iran è percepita come impopolare e fonte di preoccupazione per l’aumento dei prezzi dell’energia.
Le critiche interne alla linea di Washington si sono manifestate anche attraverso le dichiarazioni di Alice Weidel, co-leader dell’AfD, che ha definito il conflitto una “catastrofe” e ha accusato gli Stati Uniti di agire senza una strategia chiara. Tino Chrupalla, altro leader del partito, ha espresso timori riguardo al rischio di un’escalation militare. Un sondaggio Ard-DeutschlandTrend indica che il 58% dell’elettorato tedesco considera ingiustificati gli attacchi statunitensi in Iran.
Analoghe prese di posizione, seppur con toni più cauti, si sono registrate in Francia e anche nella destra e centrodestra italiana, dove il governo guidato da Giorgia Meloni ha richiamato alla necessità di evitare un allargamento del conflitto, mantenendo un quadro di diritto internazionale e coordinamento con gli alleati, senza tradurre il rapporto con Washington in un sostegno incondizionato.
Washington rilancia con Viktor Orbán, ma la destra europea rimane divisa
In controtendenza rispetto all’allontanamento di alcune forze europee dal modello trumpiano, la Casa Bianca ha confermato il proprio sostegno al premier ungherese Viktor Orbán, leader del partito di destra Fidesz. Il vicepresidente americano J.D. Vance è atteso a Budapest nei prossimi giorni per sostenere Orbán nella fase finale della campagna elettorale. Questo evento sottolinea la volontà degli Stati Uniti di rafforzare i legami con gli alleati più vicini all’universo politico di Trump, consolidando così una sponda politica nel continente.
Orbán, dal canto suo, ha dichiarato di voler restare fuori dal conflitto per preservare l’Ungheria come “isola di pace”, pur senza interrompere i rapporti con l’amministrazione statunitense. Questa posizione appare in linea con la sua politica interna e internazionale, caratterizzata da un conservatorismo nazionale e da un euroscetticismo che lo hanno reso una figura controversa ma centrale nella destra europea.
Nel complesso, dunque, lo schieramento populista in Europa si presenta frammentato e non compatto, con partiti che calibrano le proprie alleanze e distanze in base alle pressioni dell’opinione pubblica e alle dinamiche geopolitiche in rapido mutamento. A Washington, invece, il presidente Donald Trump ha riaffermato il suo ultimatum all’Iran, concedendo ancora 48 ore per raggiungere un accordo sull’apertura dello Stretto di Hormuz. “Il tempo sta scadendo: mancano 48 ore prima che l’inferno si scateni su di loro”, ha scritto Trump su Truth, riaffermando la fermezza della sua posizione sulla questione.






